Presidenziali in Polonia decisive per gli equilibri: si decide il futuro dell'Ue

Duda si gioca la riconferma e l'Europa le relazioni future con l'America di Trump

La Polonia torna centrale sulla mappa dell'Europa. Quello che accade qui non è mai marginale. È come se fosse un indice delle svolte della storia. La Polonia, con l'occupazione nazista, è il fuoco che genera la seconda guerra mondiale. La Polonia di Solidarno apre la crepa nell'impero sovietico e dà il via a una serie di eventi che porteranno alla caduta del Muro di Berlino.

Non si sa mai, quindi, quale futuro può svilupparsi da queste parti. È un crocevia. Qui oggi ci sono le elezioni presidenziali, magari non accade nulla di straordinario, ma vale la pena darci uno sguardo. È il primo turno, i primi due andranno al ballottagio. Andrzej Duda si gioca la riconferma. Il suo partito, Diritto e Giustizia, fondato da Jaroslaw Kaczynski, è favorito. Duda è al governo dal 2015 e sta portando avanti la sua rivoluzione conservatrice. Messa così non ci sarebbe nulla di male. La sua azione politica, di fatto, presenta più di qualche ombra, su tutti il controllo governativo della stampa e la tendenza a non riconoscere alcuni diritti civili. Il «conservatorismo» di Duda non sempre si muove nel solco della tradizione liberal-democratica dell'Occidente. È un difetto che, in forma opposta, hanno anche a sinistra. La realtà è che l'Europa si ritrovano a fare i conti con la doppia pressione contro i principi della «vecchia» civiltà, da una parte il sovranismo, dall'altra il globalismo, tutte e due impegnati a rivedere il canone occidentale.

A sfidare il presidente in carica c'è Rafa Trzaskowski, il sindaco di Varsavia, candidato di Piattaforma civica. Quante possibilità ha davvero? Non molte, secondo i sondaggi. Tutto dipende dal secondo turno. Duda è dato al 40 per cento. Non dovrebbe vincere al primo colpo. Il suo governo sconta anche il malcontento per una gestione incerta durante l'epidemia. La Polonia non è certo tra i Paesi che hanno sofferto di più, ma proprio in questa situazione Duda ha mostrato di non essere un leader di grande carisma.

Duda è appena tornato da un viaggio a Washington, dove ha strappato una promessa a Donald Trump: spostare le truppe statunitensi ritirate dalla Germania proprio in Polonia. «La presenza degli alleati è di cruciale importanza». Duda insomma si accomoda sotto la bandiera a stelle e strisce, ma questa mossa rischia di dividere ancora di più il già fragile fronte europeo. Trump sta rivedendo gli equilibri dell'alleanza atlantica e sta dicendo che le sue simpatie non vanno alla Germania o alla Francia ma al blocco di Visegrád: Polonia, appunto, e poi a seguire Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. È una questione di affinità, ma dice anche come l'America di Trump non voglia riconoscere l'Unione europea come interlocutore e punti invece a dividere l'Europa tra Paesi amici e avversari. Tutto questo avviene proprio nel momento in cui la Germania si mette alla guida del semestre europeo. La missione di Angela Merkel è salvare l'Europa dai suoi mostri: la paura, la sfiducia reciproca, gli egoismi, la grande crisi post virus. È una sfida disperata, dove lei si gioca un posto come statista nella storia. Per chi tifa la Merkel? Per la tradizione liberale e liberale dell'Europa. È questa la sua battaglia. È qui che si inserisce l'affare polacco.

La vittoria di Duda, per un incrocio di spade tra Usa e Europa, sarebbe uno schiaffo di Trump alle ambizioni della Merkel.

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