Grande caos alla fermata campo largo. È idea diffusa congelare le primarie. I frenatori sono all'azione. Per adesso sicuro. Poi chissà. Lo scenario migliore, almeno per i grandi vecchi del Partito democratico, sarebbe quello di individuare un candidato alla presidenza del Consiglio in grado di tenere tutte le anime dentro e fuori la coalizione. Un Prodi 2.0, un papa straniero che soddisfi i palati fini della sinistra e dell'area di centro del campo progressista.
Fanno notare in Transatlantico che nelle ultime 48 ore sono usciti allo scoperto due pesi massimi dei democratici: Dario Franceschini e Goffredo Bettini. Entrambi hanno cercato, senza nominarla, di mettere in guardia Elly Schlein. In un'intervista a La Stampa, l'ex segretario del Pd, allievo di Benigno Zaccagnini, ha veicolato questo messaggio: " Le primarie possono produrre un effetto virtuoso ma, se mal gestite, diventano autolesionismo. Aprono fratture che ti porti dietro fino al voto". In scia l'ideologo del Pd, Bettini: " Le primarie sono una eventualità, precedentemente indicata dal Pd, il mio partito. Ora, tuttavia, c'è da continuare insieme a fare opposizione". Un concetto che è stato messo nero su bianco anche dal presidente del Pd, Stefano Bonaccini: "Io penso che se noi ci mettessimo a discutere dello strumento per scegliere il leader e non delle proposte per il Paese noi commetteremo un errore clamoroso e temo lo pagheremmo".
Tutto questo succede a taccuini aperti. Poi c'è il dietro le quinte. Al Nazareno si respira un'aria strana in questi giorni. Euforia alternata a preoccupazione. "Elly" e il suo cerchio magico sono convinti che sia finito il tempo dei "papi stranieri" e che il partito debba lavorare per la candidatura della segretaria. Schlein intende giocarsi le carte fino in fondo e non ha alcuna intenzione di mettersi da parte. "Non esiste, io sono in campo" è il refrain con i fedelissimi. È già proiettata alla sfida all'ultimo voto contro Giuseppe Conte, candidato in pectore del M5S, e con molta probabilità della partita sarà anche un terzo incomodo individuato da Matteo Renzi che potrebbe spendere il "public cervant" Franco Gabrielli. Ma c'è un dettaglio di non poco conto: la maggioranza dei dirigenti del Nazareno resta convinta che "Conte sia più adatto a guidare la coalizione di centrosinistra" e che "i limiti di Elly siano parecchi". Inoltre, come fotografato qualche giorno da fa Noto Sondaggi ma anche da Euromedia Research per Realpolitik (Rete4), il rischio è che l'avvocato del popolo sbanchi al botteghino delle primarie.
Insomma, la situazione appare molto complicata. Incastrare il puzzle non è semplice da realizzare perché si incastra con uno scenario politico nazionale in continua evoluzione. Inoltre, in casa Pd preoccupa anche la centralità di Matteo Renzi. Dal minuto successivo alla vittoria del No, il leader di Italia viva si muove da play maker del futuro campo largo. Ha già fatto sapere che il suo partito prenderà parte alle primarie di coalizione. Eppure tutto questo potrebbe non essere gradito a Conte e al M5S.
Che a loro volta accettano la presenza di Italia viva ma pretendono che Renzi abbia un ruolo meno centrale. L'avvocato del popolo non ha dimenticato "lo sfratto" da Palazzo Chigi causato - a suo avviso - dal Royal Baby della politica italiana.