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"Procuratori e giudici? Giusto separarli. I pm non sono santa Maria Goretti"

Il magistrato Antonio Rinaudo: "La riforma colpisce le correnti del Csm"

"Procuratori e giudici? Giusto separarli. I pm non sono santa Maria Goretti"
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Come hanno reagito i suoi colleghi, dottor Rinaudo? Le hanno dato del disertore?

"Qualcuno ha brontolato ma la maggior parte se lo aspettava, perché ho sempre detto che fare il giudice e fare il pm sono mestieri diversi. Quando andai a fare il concorso in magistratura dissi: faccio il concorso per fare il pm".

Tra gli ormai numerosi pronunciamenti di magistrati a favore della riforma della giustizia, quello di Antonio Rinaudo è stato uno dei più pesanti. Perché viene da uno che ha fatto il magistrato per quarant'anni a Torino in prima fila nelle indagini su corruzione e terrorismo. E ancora più rilevanti sono le argomentazioni che portano Rinaudo a spiegare la sua scelta di campo.

Davvero pm e giudici sono mestieri diversi? Per l'Associazione nazionale magistrati giudici e pm devono restare uniti dalla cosiddetta cultura della giurisdizione.

"Ma a distinguerci dai giudici è la forma mentis. Al pm sono richieste capacità particolari, deve saper fare le indagini, stare in udienza pronto a non farsi prendere alla sprovvista dalle mosse delle difese. Il giudice non fa niente di tutto questo, se ne sta lì seduto ad ascoltare, poi si ritira nella sua stanzetta asettica e decide. Come si fa a dire che è lo stesso mestiere?"

Se sono già due mondi cosi diversi, cosa spaventa tanto l'Anm?

"L'Anm e i suoi gruppi sono spaventati non dalla separazione delle carriere ma dal sorteggio dei membri del Consiglio superiore della magistratura, che rende impossibile gestire non solo i posti di comando ma anche i piccoli posti, quelli che permettono di raccogliere i consensi. E non vengano a dire che il sorteggio è incostituzionale. Il Csm è organo di garanzia, la sua composizione non risponde a una rappresentanza funzionale, non a una garanzia democratica. Il Csm non deve avere rappresentanza democratica, perché non governa, non indirizza, non rappresenta nessuno, garantisce una funzione. Il Csm è un organo di alta amministrazione. E un'altra cosa inascoltabile è la tesi secondo cui se viene sorteggiato un giovane e inesperto magistrato si troverà schiacciato dalle responsabilità. Si tratterà comunque di un magistrato che ha ogni giorno il potere di decidere della libertà dei cittadini, del loro patrimonio, dei loro figli. Non sarà capace di decidere se il tal collega è stato bravo e merita un avanzamento? La verità è che la riforma mette in crisi la trasformazione del Csm in organo politico e delle correnti in centro di potere".

Dicono: i pm, con il loro Csm separato, diventeranno una supercasta di superpoliziotti che non renderà conto a nessuno.

"Perché ora cosa sono, delle sante Maria Goretti? Guardiamo a come funzionano già adesso le Procure. Pensiamo a cosa succede a Milano, a cosa succedeva in Calabria quando c'era un famoso procuratore della Repubblica che poi si è trasferito in Campania. Abbiamo assistito a indagini aperte sulla base di tesi e di ipotesi, che poi vengono bacchettate dalla Cassazione.

Oggi è il pm a decidere di indagare su ciò che a lui sembra più necessario o che più gli piace, e così nascono certe indagini suggestive che poi fanno la fine che sappiamo, perché in realtà non si è voluto fare giustizia ma filosofia, etica giudiziaria, che è un'altra cosa. E il problema ora sarebbe la riforma?"

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