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La psicosi nella fase acuta e la morte intesa come salvezza

Nella fase acuta della depressione post-partum una donna può sperimentare un senso di perdita dell'identità, percepire un abbandono profondo da parte di chi dovrebbe sostenerla anche se si trova proprio accanto a lei

La psicosi nella fase acuta e la morte intesa come salvezza
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La dinamica dell'omicidio-suicidio di Anna Democrito e i suoi bambini lascia immaginare come si sentisse questa madre quando ha vestito i suoi figli con gli abiti della festa, convinta che sarebbero andati in un luogo in cui finalmente, per loro, ci sarebbe stata serenità. Nella fase acuta della depressione post-partum una donna può sperimentare un senso di perdita dell'identità, percepire un abbandono profondo da parte di chi dovrebbe sostenerla anche se si trova proprio accanto a lei. La convinzione di essere sola può terrorizzarla minando irrimediabilmente la sua fiducia nel futuro. Il suicidio si lega alla perdita di speranza e la paura di quello che accadrà trasforma la morte in una liberazione. L'intensità dei sintomi è dovuta al crollo brusco degli ormoni femminili che durante la gravidanza erano particolarmente elevati. Il deficit di estrogeni e progesterone influenza negativamente anche la produzione di serotonina e dopamina che sono fondamentali per la stabilità dell'umore. Oltre alla depressione e all'ansia possono presentarsi altri segni come insonnia, disorientamento, disturbi della coscienza, allucinazioni visive ed uditive, deliri di persecuzione, suicidi ed infanticidi. La situazione si aggrava di più se nella storia clinica della puerpera ci sono stati disturbi dell'umore e se la cura non viene prescritta adeguandola alla necessità del momento e poi assunta dalla persona se la malattia non ha comportato la perdita di contatto con la realtà. Nella psicosi post-partum il senso di realtà viene meno. La vitalità e l'istinto di sopravvivenza sono indeboliti e in conflitto con un dolore psichico intollerabile che può condurre al desiderio di porre fine alla sofferenza attraverso una morte che diventa l'unica via di uscita. La modalità con cui Anna ha privato i suoi figli e se stessa della vita evoca alcune situazioni psicopatologiche gravi in cui i comportamenti sono ritualizzati e assumono un significato simbolico che cerca di dare ordine ad uno stato mentale interno caotico.

Non li ha uccisi freddamente per vendetta, per frustrazione, rabbia o stanchezza. Li ha preparati per il passaggio definitivo vestendoli con l'abito della prima comunione che testimonia purezza ed innocenza. Convinta, probabilmente, che sarebbe stata la loro salvezza.

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