Putin arma la Bielorussia. Kiev lascia Severodonetsk

A Minsk missili balistici Iskander. Budanov: "Ritirata tattica, torneremo ai confini del ’91". E Mosca cambia i vertici militari

Putin arma la Bielorussia. Kiev lascia Severodonetsk

La Russia arma la Bielorussia. Mosca consegnerà «nei prossimi mesi» all'alleato più stretto i missili balistici di tipo Iskander-M, che sono in grado di trasportare sia missili balistici e da crociera sia in versione convenzionale che nucleare. Che Misk sia sempre più coinvolta nel conflitto lo dimostra anche la denuncia di Kiev secondo cui decine di missili sarebbero stati lanciati contro la regione di Chernihiv, che si trova a nord-ovest di Kiev, direttamente dalla Bielorussia. «Sei aerei Tu-22M3 hanno sparato 12 missili da crociera dalla città di Petrykaw. I bombardieri sono decollati dall'aeroporto di Chaikovka, nella regione russa di Kaluga, a 270 chilometri a nord del confine ucraino. Sono quindi entrati nello spazio aereo della Bielorussia e dopo aver lanciato i missili (su Desna e nelle regioni di Kiev e Sumy, ndr), sono tornati in Russia». Si tratta del primo raid partito dal territorio del principale alleato della Russia.

L'offensiva russa continua massiccia. Severodonetsk è in mano russe per stessa ammissione del sindaco della città, Oleksandr Stryuk, e i soldati ucraini «hanno lasciato quasi completamente» il territorio. E ieri nello stesso oblast di Lugansk la città di Lysychansk, gemella di Severodonetsk, dalla quale la separa il fiume Severskij Donets, dall'alto valore strategico, è stata bloccata da sud dalle forze armate russe. Quattro missili russi hanno colpito ieri mattina una «struttura militare» nei pressi di Yavoriv, nella regione di Leopoli. Ma il colpo russo del giorno è stata l'uccisione di «ottanta mercenari polacchi» che combattevano a fianco di Kiev in Ucraina orientale. La strage è stata provocata da un missile che ha colpito la fabbrica per la lavorazione del zinco Megatex a Kostyantynivka.

Ma ieri c'è stato un moto di ottimismo da parte ucraina. È quello di Kyrilo Budanov, capo dell'intelligence militare di Kiev, che in un'intervista a Itv News si lascia andare a previsioni in rosa sull'esito della guerra, che pure al momento non sorride ai gialloblù. «Vinceremo - sostiene Budanov -. La ritirata da Severodonetsk è stata tattica e organizzata, il nostro comando ha deciso di raggrupparsi su nuove posizioni. L'Ucraina tornerà ai suoi confini del 1991. Non ci saranno altri scenari e non ne stiamo considerando altri. A partire da agosto si verificheranno eventi che dimostreranno al mondo che la svolta comincia ad avere luogo. E prima della fine dell'anno i combattimenti attivi diminuiranno praticamente a zero». Se Budanov sa qualcosa che noi non sappiamo oppure se si tratta solo di un modo per gettare il cuore oltre l'ostacolo non si sa.

Intanto ci sono grandi manovre nei vertici militari russi. Secondo l'intelligence britannica, solitamente bene informata, «è probabile che il comando del Raggruppamento delle Forze Meridionali passi al colonnello-generale Sergei Surovikin». Un personaggio, questi, la cui carriera è stata macchiata da accuse di corruzione e brutalità. Ma certamente si tratta di un falco, un fedelissimo di Putin da cui questi si attende un'ulteriore salto in avanti del conflitto. secondo Londra nelle ultime settimane «l'Alto Comando russo ha molto probabilmente rimosso numerosi generali da ruoli di comando operativi nella guerra in Ucraina». Ma qualcosa si muove anche a Kiev: il presidente ucraino Volodymir Zelensky si appresterebbe a silurare il numero uno dell'intelligence nazionale Ivan Bakanov, a cui si attribuiscono numerosi errori soprattutto nella perdita di Kherson. Bakanov era un amico personale del presidente che però sarebbe deluso dai suoi voltafaccia.

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