A Bologna il Tennis Club Nettuno è un fiore all'occhiello: 6 campi da tennis, ristoranti, rettangolo da calcio e campi di padel. Una struttura utilizzata anche dalle giovanili del Bologna calcio. Il mega-impianto è di proprietà del Comune di Bologna, che ogni 20 anni lo affida a un privato per la gestione. Un affare da 17 milioni e mezzo di euro, nel quale si intrecciano vicende sentimentali, interessi politici ed economici. L'ultimo bando (datato 2021) è finito nel mirino della Procura di Bologna. Il pubblico ministero che ha il fascicolo in mano è Francesco Rago. Nel mese di agosto, si è chiusa la fase d'indagine. Nel frattempo, l'8 ottobre, il Comune di Bologna (tramite gli uffici di Quartiere) guidato dal 2021 dal sindaco Pd Matteo Lepore ha disposto l'annullamento (per ora su carta) dell'ultimo bando. La società che si è aggiudicata la concessione per i prossimi 20 anni non si è ancora mossa dalla struttura. Ha impugnato l'annullamento. La partita si deciderà al Tribunale civile: la prossima udienza è fissata il 18 febbraio prossimo. La storia del Tennis Club Nettuno, in via Fancelli, che sorge a 200 metri dall'abitazione del primo cittadino Lepore, merita però di essere raccontata dall'inizio. E soprattutto nei suoi aspetti ancora poco chiari.
La premessa: negli ultimi 20 anni la gestione del Tennis Club Nettuno è stata nelle mani della società Nettuno Tennis Club. Concessione scaduta nel 2021, quando il Comune avvia l'iter per il nuovo bando. Tecnicamente, la procedura è affidata al Consiglio di quartiere, una struttura decentrata del Comune guidata dal presidente Pd Elena Gaggioli. Le date sono fondamentali. Il primo ottobre 2021 come dimostrano i documenti di cui Il Giornale è in possesso - viene costituita davanti a un famoso notaio la Nettuno Sport Center srl. La società inizierà le proprie attività solo il primo dicembre 2021. Nella ragione sociale è richiamata "la gestione di attività dilettantistiche nell'ambito del tennis e del padel" (esattamente le attività svolte nella struttura comunale messe a bando). Il 22 novembre del 2021, 50 giorni dopo la costituzione, la neonata società deposita in Comune una proposta economica e di gestione per ottenere in concessione per 20 anni il Tennis club. È solo una semplice coincidenza, che la neonata società porti un nome molto simile al vecchio gestore (Nettuno Tennis Club) che presenterà la sua proposta solo a fine gennaio. Balza agli occhi, leggendo la visura della neonata società, un altro incredibile passaggio: la data dell'inizio delle attività (1 dicembre 2021) è addirittura successiva alla presentazione della proposta al Comune di Bologna per la gestione del Tennis club. C'è un secondo elemento che spunta, visionando i faldoni. Nulla di illegale, sia chiaro. Però va raccontato per completezza d'informazione. A pagina 25 del progetto di gestione, presentato dalla neonata società, è sancita un'intesa con la Bugs Bologna, associazione sportiva molto nota in città. In base all'accordo, una volta ottenuta la concessione, la neonata società si impegna a concedere alla Bugs Bologna per 10 anni la gestione di 5 campi. Normali relazioni tra società. Anche se non sfugge che nel consiglio direttivo della Bugs Bologna come dimostra il documento in possesso del Giornale siede Vania Dauria, compagna di vita di Roberta Li Calzi, assessore allo Sport e al Bilancio della giunta Lepore. C'è un terzo, e ultimo, aspetto su cui la Procura vuole vederci chiaro. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, all'epoca della presentazione della proposta la società vincitrice non era in possesso dei requisiti richiesti per accedere al bando.
Per superarli, era stato fatto ricorso a un contratto con un altro soggetto dotato delle necessarie credenziali: Padova Nuoto. Il problema? Secondo la procura, quel contratto sarebbe stato sottoscritto solo a gennaio 2022, quindi mesi dopo la presentazione della proposta di project financing al Comune.