Quei silenzi sugli errori delle toghe

Falcone fu certamente ucciso dalla mafia, ma non è tutto. È su quel corsivo che in ogni ricorrenza si esercita una sorta di immaginario investigativo, anche di alto livello, che rischia però di confondere l'opinione pubblica

Quei silenzi sugli errori delle toghe

Falcone fu certamente ucciso dalla mafia, ma non è tutto. È su quel corsivo che in ogni ricorrenza si esercita una sorta di immaginario investigativo, anche di alto livello, che rischia però di confondere l'opinione pubblica. Il tema è sempre lo stesso, la presenza di un livello insieme più alto e più profondo della fenomenologia mafiosa in quanto tale. Come dire, per «decidere» di uccidere un magistrato che era già un mito mondiale, ci voleva qualcosa di più, la complicità politica di pezzi di Potere deviato. Ho messo decidere tra virgolette perché in altri omicidi eccellenti, vedi John Kennedy, la mafia era presente e ne traeva vantaggi vista la battaglia del fratello Bob contro di lei, ma era «manovalanza» rispetto a una sentenza di morte stabilita ad altri livelli.

A Capaci il manovale della morte, Brusca, prende ordini dalla cupola di Riina e Provenzano, ma non ci sono prove che quei boss passarono alla strategia dello sterminio contro lo Stato con la complicità esplicita del cosiddetto «terzo livello». L'analisi storica ci dice invece che le coperture istituzionali malate su cui Cosa nostra aveva contato negli ultimi anni erano saltate, che il maxiprocesso fu un colpo duro, che la strategia dei pentiti, Buscetta in testa, teneva, che le novità investigative di Falcone, centralizzare i dati in strutture coordinate e seguire i movimenti del capitalismo finanziario mafioso, erano capisaldi raffinati di un lotta nuova alla malavita.

E qui spunta l'altra mitologia di ogni ricorrenza, quella di Falcone isolato. Ma da chi? Dai media, dalla politica, dall'antropologia del potere locale, il cosiddetto Partito siciliano come lo chiama Martelli che ho intervistato sul libro che ha dedicato al magistrato dal titolo inequivocabile, Vita e persecuzione? Alla fine si scopre che a isolare Falcone furono soprattutto i suoi colleghi, non tutti certo, soprattutto quelli delle massime istituzioni della magistratura dell'epoca. Come fa il Csm a preferirgli come capo dell'Ufficio istruzione di Palermo un uomo più anziano ma all'oscuro della mafia come Meli? Invidia, conflitto narcisistico, incomprensione storica, va bene tutto, ma sul piano oggettivo un grave errore nella lotta alla mafia. Falcone amareggiato fugge a Roma e proprio sotto la protezione di Martelli fa ancora cose importanti e durature per sconfiggere il Mostro, dalla Dia, alla superprocura, alle leggi sui collaboratori di giustizia. Il paradosso è che il premier di Martelli fu, per un periodo, proprio quell'Andreotti sulla cui ombre sono stati scritti, come si dice, fiumi di parole.

Sugli errori interni della magistratura invece si è scritto poco, troppo poco. E si capisce perché, basta piombare ai giorni nostri per vedere quello che succede con riforma e referendum. Tutto tace, o quasi.

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