Il quesito "fuffa" non tradisce: su Rousseau vince il "sì" dei 5S a Draghi

Meno di 45mila iscritti vincolano il M5S a dare l'appoggio a Draghi. Ma stavolta i "governisti" hanno tremato davvero

Il quesito "fuffa" non tradisce: su Rousseau vince il "sì" dei 5S a Draghi

Tutto come da copione: su Rousseau vince il "sì" al sostegno al governo Draghi. Dei (quasi) 75mila votanti - ben lontani dai 100mila ipotizzati da Casaleggio -, il 59,3% ha dato il via libera ad entrare in maggioranza. Del resto, come fai a dire no a chi ti dice che se si resta fuori dall'esecutivo si smantellano le leggi e le riforme imposte grazie all'arrivo di Conte a Palazzo Chigi?

Già, perché la chiave è tutta lì, in quel quesito volutamente assertivo che conferma : "Sei d’accordo che il MoVimento sostenga un governo tecnico-politico che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal MoVimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?". Un quesito che lancia la nuova battaglia "di bandiera". Se - per la compagine grillina - il governo gialloverde aveva come obiettivo il reddito di cittadinanza (come non ricordare la scena del balcone al grido "Abbiamo abolito la povertà"?) e quello giallorosso quello del taglio dei parlamentari, la nuova maggioranza allargata punta tutto sulla svolta verde alla base di quella decrescita felice teorizzata fin dagli albori del grillismo. Un quesito che sarebbe passato persino dal Quirinale, come racconta Marco Antonellis su Tpi.

E così già nel racconto di Beppe Grillo il "banchiere" è diventato un "grillino" pronto persino a iscriversi al M5S. Ed è subito partito il tam tam dei "governisti". Da Conte (che alla piattaforma di Casaleggio non è nemmeno iscritto) a Di Maio (pronto a tutto pur di "difendere i provvedimenti fatti"), gli endorsement si sprecano. Per l'ex sottosegrerario Anna Laura Orrico restare in maggioranza "significa lottare comunque ogni giorno per ottenere le cose giuste, per realizzare quelle azioni che compongono la risposta politica che gli italiani attendono su tante questioni".

Ma forse per la prima volta nella storia di Rousseau il voto non era così scontato. Da Alessandro Di Battista a Barbara Lezzi fino alla base dei "duri e puri" il fronte del no si è fatto sentire e una spaccatura sembra dietro l'angolo. Cosa succederà quando bisognerà sedersi al tavolo con le "altre forze politiche", le stesse che fino a ieri i grillini hanno ricoperto di insulti? Perché se di governo "tecnico-politico" si tratterà, i negoziati riguarderanno tutti i partiti che alle consultazioni hanno dato l'appoggio a Draghi. Un malumore che già si riflette nei numeri del voto: nonostante la "moral suasion" dei 5 Stelle, quel 40% di no sarà difficile da ignorare. Basti pensare che quando si è trattato della nascita del Conte Bis i sì furono l'80%.

Ma tant'è. Da statuto il voto è vincolante per i parlamentari e chi non voterà la fiducia potrà essere espulso.Vito Crimi lo aveva già ricordato a chi - come Davide Casaleggio - aveva provato ad avanzare l'idea di entrare in una sorta di "limbo" con l'astensione alla fiducia, magari dopo una seconda consultazione su Rousseau. "La votazione di oggi sarà l'unica votazione sul governo Se prevarrà il sì sosterremo il governo, se prevarrà il no non lo sosterremo", ha sentenziato in un post Facebook il capo politico. E lo ha ricordato dopo il voto: ""La democrazia nel Movimento passa da un voto degli iscritti e il voto degli iscritti è vincolante. Questo è un patto sottoscritto da tutti quelli che si sono candidati nel Movimento 5 stelle". È la democrazia partecipata, bellezza.

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