Colonne di fumo grigio, bianco e nero si alzano da Beirut ogni volta che una bomba o un missile israeliano punta sui nascondigli di Hezbollah. L'attacco a sorpresa su vasta scala, scattato verso le 14, il più massiccio dal 2024, con oltre 100 raid non solo nella capitale libanese, ma pure sulle città meridionali di Sidone e Tiro e la roccaforte del partito di Dio nella valle della Beeka. Alla fine si contano oltre 250 morti e 1.100 feriti, compresi civili straziati dalle schegge, ma il bilancio potrebbe aumentare con le vittime sotto le macerie.
Poche ore prima, nella mattinata, un convoglio di caschi blu italiani della missione Unifil, che era partito della base "Millevoi" a Shama, nel Sud del Libano, è finito sotto il tiro degli israeliani. I caschi blu dovevano scortare del personale verso Nord per un previsto ripiegamento. A due chilometri dalla base i soldati israeliani hanno sparato su un blindato Lince, dipinto di bianco con le lettere nere UN (Nazioni Unite). I colpi hanno colpito il la parte davanti ed i pneumatici, che sono pieni e dovrebbero resistere al fuoco leggero. Il convoglio ha subito fatto marcia indietro rientrando a Shama, il quartier generale del settore Ovest, sotto nostro comando, dove si trova il generale Andrea Fraticelli ed il grosso dei militari della brigata Sassari. "Solo lievi danni ai veicoli non si registrano feriti, ma fino a quando? È inaccettabile che militari italiani impegnati sotto bandiera delle Nazioni Unite, con compiti esclusivamente di garanzia della pace e della stabilità, vengano esposti a situazioni di rischio da parte dell'esercito israeliano", ha dichiarato il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Dall'inizio della guerra con l'Iran è la quarta volta che personale e mezzi italiani finiscono sotto tiro. L'ultima il 2 aprile quando un missile ha colpito la base Millevoi. L'esercito israeliano non va mai per il sottile, ma ha denunciato che 165 ordigni lanciati da Hezbollah sono finiti nelle vicinanze delle basi o postazioni dei caschi blu nel Libano meridionale.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha convocato ieri sera alla Farnesina l'ambasciatore israeliano, Jonathan Peled. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, "esprime forte condanna" per l'attacco al nostro convoglio. "La decisione di Hezbollah di trascinare la Nazione in questo conflitto è stata irresponsabile - si legge nel comunicato - ma i continui attacchi israeliani in Libano, che hanno già provocato troppi morti e un'inaccettabile numero di sfollati, devono cessare immediatamente". I raid simultanei hanno centrato la roccaforte di Hezbollah nella capitale di Dahiyeh e altri palazzi considerati rifugi dei giannizzeri sciiti. Le forze aeree hanno preso di mira nel Sud gli uffici dei servizi segreti utilizzati da Hezbollah per pianificare gli attacchi verso Israele, le infrastrutture delle unità missilistiche, navali ed i centri della forza Radwan, i corpi speciali sciiti. "Un attacco a sorpresa contro centinaia di terroristi di Hezbollah nei centri di comando in tutto il Libano. Questo è il colpo concentrato più duro" dal 2024 ha annunciato il ministro della Difesa, Israel Katz. L'obiettivo era anche il leader della falange sciita, Naim Qassem, che sarebbe riuscito a scampare ai raid continuati in serata su Beirut. "Durante la notte precedente ci sono stati festeggiamenti per il cessate il fuoco - racconta il medico di Msf, Thienminh Dinh - e il giorno dopo famiglie libanesi sono tornate nel Sud per controllare le loro case, pensando che la zona fosse sicura". Ed è stato un massacro anche di civili. Il premier pachistano, Shebbaz Sharif, aveva annunciato che la tregua con l'Iran di due settimane riguarda tutti i fronti compreso quello libanese. Il presidente americano, Donald Trump, lo ha smentito poche ore dopo parlando "di scaramucce".
Il risultato è che i Pasdaran stanno facendo marcia indietro sull'apertura di Hormuz.
"Un attacco contro Hezbollah è un attacco contro l'Iran. Ci stiamo preparando ad un dura risposta" ha annunciato Seyed Majid Mousavi. Il generale al comando delle forze missilistiche iraniane. La tregua è già a rischio.