Guerra in Ucraina

Raid di Mosca, ma Kiev avanza. Base aerea esplode in Crimea. Kadyrov: "È l'ora dell'atomica"

Il Cremlino riprende a bombardare il Donbass dopo l’annessione. Però è costretto ad ammettere la ritirata anche da Lyman

Raid di Mosca, ma Kiev avanza. Base aerea esplode in Crimea. Kadyrov: "È l'ora dell'atomica"

Dopo 127 giorni Lyman torna a essere ucraina, e c'è parecchio simbolismo nella vittoria. L'esercito di Kiev ha issato il drappo gialloblù su una delle aree che Mosca aveva illegalmente fagocitato attraverso il referendum. Venerdì gli uomini guidati dal generale Sergey Cherevaty erano arrivati a ridosso della città, conquistando le località di Zarichne e Stavky. Ieri l'avanzata decisiva ha portato all'accerchiamento e alla fuga di parte dei circa 5mila soldati invasori. Ci sono ancora sacche di resistenza, ma la resa è stata confermata dal ministero della Difesa russo e ha mandato su tutte le furie Vladimir Putin, che ora vuole la testa del generale Alexander Lapin, il comandante in capo nel Donbass aspramente criticato anche dal leader ceceno Ramzan Kadyrov. «È un incompetente, un perdente. Per vincere la guerra serve la legge marziale e l'uso di armi nucleari tattiche», ha commentato il leader ceceno.

L'unica via per il rifornimento degli invasori è ora la cittadina di Torske, che si trova sotto il fuoco nemico. Con Lyman gli ucraini legittimano la volontà di spazzare via l'esercito nemico e mettono le mani sulla linea ferroviaria a scartamento ridotto più lunga d'Europa, che con i suoi 100 km collega l'est del Paese a Kiev. La controffensiva di settembre ha ridotto il territorio controllato dai russi a una porzione inferiore a quella dopo la spinta iniziale nei cinque cinque giorni dell'invasione. Le forze russe erano riuscite a controllare 119mila chilometri quadri, sette mesi dopo 3mila chilometri quadrati in meno.

La risposta di Mosca è legata purtroppo ad atti di barbarie inaudite, come il massacro di ieri a Kharkiv, anche se il mondo guarda con sgomento a quanto accaduto venerdì a Zaporizhzhia, dove l'assalto a un convoglio umanitario ha provocato la morte di 31 persone (due erano ragazzini) e il ferimento di un altro centinaio. Come anticipato ieri da Il Giornale, i russi hanno utilizzato missili anti-aereo S-300 modernizzati, con un raggio d'azione più ampio, che esplodono all'istante quando raggiungono il bersaglio. Lo conferma il ministro degli Affari interni ucraino Denys Monastyrskyi. Mosca sta usando sempre più missili antiaerei per condurre attacchi sul terreno, probabilmente perché scarseggia di munizioni. Secondo il ministro degli Esteri britannico Ben Wallace, i russi «spendono risorse militari strategicamente preziose nel tentativo di ottenere un vantaggio tattico e in questo processo uccidono civili che ora affermano essere i loro cittadini».

Nel 220esimo giorno di combattimenti quattro persone sono state uccise e sei ferite nei bombardamenti nella regione del Donetsk (colpita 50 volte). Al momento è impossibile stimare il numero esatto di vittime a Mariupol e Volnovakha, le altre due località martellate dai razzi. Intanto il sindaco di Mykolaiv ha postato sui social le foto di edifici residenziali distrutti da «droni kamikaze» Shahed-136 (di fabbricazione iraniani) ieri mattina sulla città, dove è morta una donna. Un altro attacco con razzi si segnala a Odessa: gli Iskander hanno colpito una struttura industriale, danneggiando una stazione elettrica. Esplosioni sono risuonate in serata nella Crimea occupata, in particolar modo nell'area del microdistretto di Lyubimivka, nella parte settentrionale di Sebastopoli. Alla base militare di Belbek un aereo militare russo si è schiantato in fase di atterraggio. È uscito fuori pista e ha preso fuoco, sostengono da Mosca. Kiev invece parla di «bersaglio colpito», a bordo c'erano un carico di munizioni che ha preso fuoco. A Zaporizhzhia, nelle aree degli insediamenti di Mala Tokmachka, Zaliznychne, Gulyaipole e Novoandriivka, i russi stanno mettendo in grave difficoltà gli ucraini con colpi di mortaio e carri armati.

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