Il reddito grillino ora vacilla davvero

Il ministro Orlando valuta una stretta: "Vanno rivisti alcuni profili". Il centrodestra chiede profonde modifiche: la battaglia nel prossimo Cdm

Il reddito grillino ora vacilla davvero: cosa può succedere

Il reddito di cittadinanza così com'è non va come dovrebbe andare. Ormai lo hanno capito anche nel Movimento 5 Stelle, che però continua a fare le barricate per difendere quella misura di sostegno economico che avrebbe dovuto abolire la povertà. Lo strumento sicuramente fornisce un supporto alle famiglie in forte difficoltà, ma sul fronte dell'occupazione si registra un clamoroso flop. Senza dimenticare l'enorme bacino di coloro che percepiscono il sussidio senza possedere i requisiti necessari. Una serie di falle e ambiguità che sta portando Andrea Orlando, ministro del Lavoro, a valutare una stretta.

Cambia il reddito 5S?

Bisogna però fare un passo alla volta: prima di riformare il reddito 5S, occorre rifinanziarlo. Il Consiglio dei ministri di venerdì ha approvato il decreto legge fiscale che, tra le altre cose, mette nel serbatoio del reddito di cittadinanza altri 200 milioni di euro. Che però consentiranno di arrivare fino al 31 dicembre 2021. E per l'anno prossimo? Stando a quanto scrive La Repubblica, per il 2022 potrebbero servire "almeno quattro volte tanto". Ovvero circa 800 milioni.

Solamente dopo si potrà passare allo step di miglioramenti. In tal senso il ministro Orlando è stato chiaro: il reddito di cittadinanza va difeso, ma inevitabilmente bisognerà procedere con alcune modifiche. "La protezione dei più deboli resta importante ma vanno rivisti alcuni profili", è in sostanza la posizione dell'esponente del Partito democratico riportata dal Corriere della Sera. Secondo cui nel governo c'è chi vuole rivedere i criteri di accesso per rendere "meno prevalente il sussidio a favore di chi non ha familiari da mantenere".

Come può cambiare il reddito grillino? Le soluzioni si muovono su diversi piani, considerando che circa due terzi dei percettori non sono più occupabili. Vanno poi risolti i problemi relativi alle famiglie numerose e soprattutto alle politiche attive del lavoro. In questi anni ha fallito proprio l'assistenza nella formazione dei disoccupati e nella ricerca di un posto di lavoro. Inoltre, come scrive Gian Maria De Francesco su ilGiornale in edicola oggi, si potrebbe arrivare a una stretta per spingere quanti più beneficiari possibile ad accettare determinati posti di lavoro per farli uscire così dal bacino del sussidio.

La battaglia in Cdm

Venerdì in Consiglio dei ministri è andato in scena un braccio di ferro sul reddito di cittadinanza: da una parte i ministri Giancarlo Giorgetti (Lega), Renato Brunetta (Forza Italia) ed Elena Bonetti (Italia Viva) hanno chiesto profonde modifiche al testo; dall'altra il ministro Stefano Patuanelli (Movimento 5 Stelle) ha difeso a spada tratta la misura pentastellata con la sponda del ministro Orlando. L'impianto del reddito 5S resta dunque così, almeno per il momento.

La partita infatti non è da considerarsi chiusa. Il premier Mario Draghi avrebbe chiarito che sarà il confronto sulla manovra - forse nel possibile Cdm di martedì - il luogo di discussione per mettere a punto eventuali correttivi sulle politiche attive sul lavoro. Anche perché il centrodestra ha giurato battaglia.

Per Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, la conferma del reddito di cittadinanza così come viene proposta "non può essere votata" perché rappresenta "uno spreco di Stato, una politica sociale fallita". Matteo Salvini della Lega la reputa "una offesa a chi si alza alle 5 di mattina". Resta fortemente contraria anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, convinta che il reddito di cittadinanza trasmette un messaggio diseducativo: "Il messaggio che lo Stato dà è 'stai a casa perché non mi servi'".

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