Referendum, Renzi in affanno: "Resto finché posso cambiare"

Sondaggi giù, contestazioni in tutto il Paese e maggioranza divisa. Renzi scommette sul Sì per sopravvivere. Ma è in panne

Referendum, Renzi in affanno: "Resto finché posso cambiare"

"Il referendum farà chiarezza e consentirà di delineare il futuro del Paese". Da Napoli, mentre in piazza gli antagonisti bersagliano le forze dell'ordine con pietre e bottiglie, Matteo Renzi rilancia le ragioni del Sì alle riforme costituzionali. Un mese scarso lo divide dal referendum che sarà lo spartiacque sul suo futuro a Palazzo Chigi. Lui stesso lo sa bene. "Sto al potere finché posso cambiare - assicura, poi, dallo studio di Che tempo che fa - altrimenti vengano altri, i professionisti del galleggiamento". Eppure, agli occhi del premier, avrà valore soltanto se a vincere sarà il Sì. Perché, nel caso in cui dovesse prevalere il No, nessuno al governo ha intenzione di fare un passo indietro e portare il Paese alle urne

Non si sa quando il premier faccia il premier. Nelle ultime settimane Renzi si è occupato soltanto di promuovere il fronte del Sì. Domani, per esempio, parteciperà a due iniziative pubbliche in Lombardia. Il primo evento si svolgerà a Bergamo, a partire dalle ore 16 nel Centro congressi di viale Papa Giovanni XXIII. Il secondo sarà a Brescia, dalle ore 18 all'Auditorium Balestrieri. Il copione è lo stesso andato in scena oggi, a Napoli. Ovunque vada il premier, lo seguono contestazioni e scontri. Solo da Fabio Fazio, a Che tempo che fa, trova i tappeti rossi stesi al suo arrivo. Dei fischi e della contestazioni, ad ogni modo, Renzi non si cura. A farne le spese sono sempre gli agenti che devono fare il proprio mestiere e difendere il presidente del Consiglio dai facinorosi no global. "Il mio tempo è il futuro, non le rivendicazioni sul passato - dice - volete che vi diamo ragione sul passato: tenetevelo, non serve a niente". Non sembra preoccuparsi nemmeno dei sondaggi che danno il fronte del No nettamente in vantaggio.

La vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane ha, in un certo qual modo, galvanizzato il fronte del No. Non che ce ne fosse bisogno. Secondo la maggior parte dei sondaggisti, infatti, i Sì sarebbero indietro di quattro-sei punti percentuali. Un divario incolmabile in meno di un mese di campagna elettorale. Renzi ce la mette tutta. E gira l'Italia per cercare di recuperare consensi: "Viviamo nell'era delle previsioni e invece poi accadono cose imprevedibili. Chi avrebbe mai immaginato il successo di Trump? Solo una puntata dei Simpson. Eppure non solo si è candidato, ma ha vinto". I problemi, però, sorgono dall'interno del suo stesso partito. Anche i ribelli del Pd contribuiranno, infatti, alla caduta di Renzi.

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