Renzi sfida la fronda Pd e inizia la caccia al voto: «Via Imu e Tasi per tutti»

Il premier torna in scena e annuncia un tour in cento città. Quattro feriti negli scontri fra i suoi contestatori e forze dell'ordine all'Aquila

Meno tasse per tutti: Matteo Renzi torna in pista dopo la pausa agostana («chiuso a casa, sono stato benissimo», racconta) e con tre manifestazioni pubbliche, una dietro l'altra, apre la sua campagna d'autunno, all'insegna dei tagli fiscali: «Il prossimo anno togliamo Tasi e Imu per tutti», annuncia. Con lo sguardo alle amministrative, certo, ma senza escludere che la prossima primavera si possa finire per votare anche in tutta Italia.

E infatti a Pesaro, seconda tappa dopo l'atteso intervento al Meeting di Rimini, annuncia che sta preparando un calendario di appuntamenti in «cento teatri» di cento città, per illustrare risultati e obiettivi del suo governo. «Un tour da campagna per le presidenziali americane», chiosano dall' inner circle . Dopo il bagno di folla al Meeting, in bilico tra grande feeling («Qui ho tanti amici»), prese di distanza («Non sono uno dei vostri») e strali ai «miei predecessori (Bersani, Letta etc, ndr ) che venivano qui più interessati alle opere che alla compagnia», e lo show con tanto di slide e musiche rossiniane a Pesaro, Renzi ha dovuto annullare un appuntamento al Comune dell'Aquila, causa contestazioni dei No-Triv (quelli che sostengono che sarebbero le ricerche petrolifere a causare i terremoti) che hanno provocato quattro feriti.

Taglio delle tasse, certo, ma anche riforme: il presidente del Consiglio fa sapere ai «cultori del blocco» che vorrebbero affondare la riforma del bicameralismo che «una risata vi seppellirà» e che al Senato si andrà avanti come previsto: «Abbiamo più tigna di loro, non ci faremo bloccare dallo spauracchio degli emendamenti». Dopo lo sberleffo alla Lega e ai milioni di emendamenti di Calderoli, arriva quello alla minoranza Pd, che ordisce trappole a Palazzo Madama: «È incredibile la discussione. Dicono che se non c'è elezione diretta dei senatori è a rischio la democrazia» ma «non è che democrazia sia votare tante volte, quello è il Telegatto. Moltiplicando le poltrone si fanno contenti quei politici, non gli elettori».

Nessuna riapertura di trattative con la sinistra interna, dunque, anche perché Renzi sa bene che, come spiega in privato ai suoi, «a quelli del Senato elettivo non importa nulla, pensano solo a come far inciampare il governo». Avanti sulla riforma, dunque, ben sapendo che i numeri sono a rischio e che l'apporto di verdiniani difficilmente compenserebbe una defezione compatta della minoranza Pd. Ma il premier non mostra incertezze, come se potesse contare su tutti i voti del Pd: «Non sarà certo lui a legittimarli trattandoli come forza politica a sé stante, con cui trattare. Devono essere loro, se mai, a dire che si tirano fuori, contro il proprio partito, e ad assumersene le conseguenze», spiegano i suoi. Se mai, è verso Forza Italia che il premier fa una nuova apertura di credito: bastonati Salvini («Vuol bloccare l'Italia tre giorni? L'han bloccata già per vent'anni») e Grillo («noto statista che prevedeva il fallimento di Expo»), Renzi si rivolge al Cavaliere: «Di qui a due anni e mezzo non sono previste elezioni, ma c'è un paese che va fatto ripartire», getta l'amo. E poi: «Dopo vent'anni di rissa tra berlusconismo e antiberlusconismo, che ha messo in pausa l'Italia, io, che pure sono il segretario di un partito, vi dico che è giunto il momento di lavorare tutti insieme per il bene dell'Italia. Per poi confrontarci alle elezioni».

di Laura Cesaretti

Roma

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