Renzi spacca pure gli operai: «C'è un disegno per dividervi»

Nel Bresciano il premier avverte i sindacati: «Non sfruttate il dolore dei disoccupati». In fabbrica selfie e strette di mano, fuori insulti e botte

Dentro gli operai che scattano i selfie con Renzi, fuori quelli della Fiom-Cgil con intonano «Renzi non hai mai lavorato, giù le mani dal sindacato», quando non di peggio. Dopo aver spaccato la sinistra, Renzi squarcia pure la classe operaia. Quella fuori dalla fabbrica bresciana, la Palazzoli, che Renzi visita per prima nel suo tour metalmeccanico al Nord, è l'ala dura sindacalizzata, un corteo bello nutrito, qualche centinaio di persone, bandiere rosse, copie di Lotta comunista in distribuzione, comizi sui «padroni» che grazie allo sconto sull'Irap del governo «si intascheranno miliardi», felpe Fiom e cartelli con il verbo di Landini, ormai leader di fatto della sinistra antirenziana.

Un cordone di polizia li tiene a debita distanza dai cancelli dell'azienda, dov'è atteso Renzi, da un altro ingresso, mentre un elicottero della Polizia sorveglia tutti i movimenti dall'alto. «Se avesse le palle passerebbe da qui, come faccio io» dice il senatore Mucchetti, bresciano della minoranza Pd, facendosi strada tra le bandiere Fiom. Chissà cosa sarebbe successo, visto che il clima sintetizzato da Giorgio Cremaschi, ex leader Fiom: «Matteo Renzi non è un interlocutore, è un avversario, bisogna lottare per fare cadere questo governo». A lottare, con pietre, bottiglie, fumogeni, uova, pugni e calci ci pensano gli antagonisti, anche loro diretti verso la fabbrica con dentro Renzi e i «padroni» (gli industriali bresciani, riuniti per l'assemblea annuale), poco più in là provano a sfondare il percorso stabilito e ingaggiano la battaglia con la polizia (due agenti feriti, contusioni multiple a spalla e polso per il carabiniere a cui i manifestanti hanno cercato di strappare lo scudo). Mezz'ora di guerriglia urbana, seguita dall'occupazione di una tangenziale. Scene ordinarie, ormai, quando Renzi va in fabbrica, e pochi giorni dopo le botte tra polizia e operai per la crisi della Ast di Terni. Lontani i tempi delle canzoni intonate dai bimbi a scuola per il premier in visita, il gioco si è fatto più duro.

Gli operai della fabbrica, compresi i dipendenti-sindacalisti Fim-Cisl invitati all'evento, sono stati messi in ferie dall'azienda che ospita l'assemblea confindustriale (il contratto metalmeccanico prevede cinque giorni l'anno in cui l'azienda può chiudere di sua iniziativa), «ma col pieno assenso degli operai» fanno sapere dalla Palazzoli. L'altra anima della classe operaia al tempo di Renzi. Che interviene, dopo un tiepido applauso della platea imprenditoriale, e gli interventi di Bonometti, presidente degli industriali bresciani («Il sindacato è un ostacolo alla ripresa») e i complimenti di Squinzi al premier («A lei non difettano coraggio e capacità»), e prende di petto la questione: «C'è un disegno per spaccare in due l'Italia e dividerla tra padroni e lavoratori. Se vogliono contestare, contestino, senza fare del del lavoro, del dolore di un cassintegrato, della sofferenza di un precario, il campo di gioco di uno scontro politico».

E subito dopo un altro affondo, sempre pensando al nemico Cgil, in questo caso la Camusso che vede i «poteri forti» dietro Renzi: «Il clima fuori è cambiato: tre mesi fa eravamo una banda di ragazzini, ora che stiamo facendo le riforme siamo diventati la quintessenza dei poteri forti, la longa manus di chissà quali disegni, gli uomini soli al comando. Ma non c'è un uomo solo al comando, c'è un popolo che chiede di cambiare per sempre». La Cgil risponde per le rime: «C'è molto nervosismo nelle sue parole, ancora una volta evoca fantasmi e complotti. Quella imboccata non è la strada giusta. Al contrario, è proprio quella che divide il Paese».

Poi alla Italcementi, ad accendere il nuovo altoforno (investimento da 150milioni di euro), e quindi alla Omr di Rezzato, gioiello della componentistica per auto. Anche operai con lo smarphone alzato, foto e selfie del premier in fabbrica. Per la gioia di Fiom e Cgil.

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