Leggi il settimanale

Resta tutto come prima: pronta la spartizione per il rinnovo del Csm

L'effetto della bocciatura: mani libere sull'organigramma e impunità disciplinare

Resta tutto come prima: pronta la spartizione per il rinnovo del Csm
00:00 00:00

E adesso? Tutto come prima, facendo finta che vada tutto bene? La vittoria del No apre uno scenario in cui il rischio è che non si metta più mano alle storture del sistema-giustizia, che anche agli oppositori più illuminati della riforma continuano a essere chiari. E che passi per buona la narrazione del frontman del No, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri (foto) di una riforma pensata "contro" i magistrati. Mentre anche Gratteri - che ieri dice che il voto è "un segnale forte e chiaro" della società civile - conosce bene quanto siano proprio i magistrati le vere vittime del sistema. E dentro al Csm c'è chi garantisce di voler, dopo la vittoria referendaria, mettere comunque freno alle degenerazioni.

Sarà. Ma intanto è proprio sulla nomina del Csm che la bocciatura della riforma avrà il suo effetto più immediato. Il Consiglio attualmente in carica scade a gennaio, il Quirinale era già pronto - in caso di vittoria del Sì- a prorogarne la durata, per dare tempo al governo di varare i decreti attuativi necessari al sorteggio del doppio Csm previsto dalla riforma. Invece a gennaio si voterà un solo Csm, con le stesse regole che in questi anni hanno consentito che venisse trasformato in una succursale dell'Associazione nazionale magistrati, con l'elezione dei notabili di corrente come completamento della loro carriera nella Anm: un incarico, va ricordato, già molto ben retribuito, e che a breve grazie a una sentenza potrà passare da 240mila a 310mila euro all'anno. L'attuale meccanismo elettorale continuerà a garantire la spartizione tra le correnti dei venti seggi elettivi riservati ai magistrati. E i regolamenti interni al Csm lasceranno immutati i due veri strumenti di controllo da parte delle correnti: a partire dalla quinta commissione, quella che nomina i capi degli uffici giudiziari di tutta Italia. È possibile che la composizione della commissione sarebbe rimasta immutata anche con la riforma: ma l'ingresso di magistrati sorteggiati anziché designati dalle correnti avrebbe sottratto agli emissari dell'Anm la decisione su quali magistrati avanzare e quali tenere al palo. Così anche il prossimo Csm continuerà a unirsi o dividersi non sul valore reale degli aspiranti procuratori o presidenti ma in base alla loro affidabilità: tanto che già oggi sarebbe possibile fare previsioni sulle nomine in programma a breve per alcuni degli uffici giudiziari più delicati del paese (l'anno prossimo si liberano le poltrone di Procuratore capo sia a Milano che a Roma).

A venire completamente tolta di mano al Csm sarebbero stati i procedimenti disciplinari a carico dei magistrati accusati di illeciti vari, destinati a passare in blocco sotto la giurisdizione dell'Alta Corte di Giustizia. Le toghe disinvolte continueranno a essere giudicate dalla Sezione disciplinare del Consiglio superiore, anch'essa controllata a maggioranza assoluta dai componenti togati, e che nell'ultimo censimento - da parte di un membro dello stesso Csm - ha portato alla assoluzione di quasi la metà degli incolpati, esattamente il 47%; e soprattutto ad una mano morbida nei confronti dei condannati, che nel 58% dei casi hanno ricevuto sanzioni puramente simboliche, cioè l'ammonimento o la censura. Chi affronterà il giudizio del Csm anche con colpe gravi potrà sperare di cavarsela, come il magistrato di Cassazione che picchiava la moglie o il suo collega che collezionava in ufficio contenitori di urina.

Tutto come prima anche nei concorsi per entrare in magistratura: con la riforma, quello fissato per il prossimo giugno (con 450 posti in palio) era destinato ad essere l'ultimo ad aprire le porte alla carriera sia di giudice che di pubblico ministero.

Invece i candidati continueranno a conoscersi negli stessi concorsi, a studiare insieme sugli stessi libri, a darsi del tu: e a continuare a darsi del tu quando si troveranno nella stessa aula. Ma uno ad accusare, e l'altro ad emettere la sentenza.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica