
Mentre Vladimir Putin vola in Cina per una passerella internazionale di quattro giorni, l'Europa cerca di alzare la pressione su Mosca ribadendo l'intenzione di approvare nuove sanzioni, condannando gli attacchi russi contro i civili ucraini e impegnandosi a sostenere la Finlandia nella difesa del fianco est dell'Ue, quei 1.300 chilometri di confine con la Russia che preoccupano non solo Helsinki ma anche la Polonia e i tre Paesi baltici.
Un'accelerazione, quella dell'Unione europea, che da una parte cerca di bilanciare il ritrovato attivismo internazionale del Cremlino e dall'altra guarda a un Donald Trump che al momento rimane defilato, in attesa di vedere cosa succede. Dopo il vertice in Alaska con il presidente americano, infatti, Putin ha riconquistato una ribalta internazionale che non aveva da tempo. E nei prossimi giorni non farà che rinsaldare questa percezione con una serie di bilaterali di peso che, se mai ce ne fosse bisogno, confermano la sua distanza dall'Occidente. Dopo il cinese Xi Jinping, infatti, vedrà anche l'iraniano Masud Pezeshkian e il nordcoreano Kim Jong Un, oltre all'indiano Narendra Modi e al turco Recep Erdogan. Un'agenda così fitta che nonostante la nebulosa apertura del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ("qualsiasi incontro a livello più alto deve essere preparato bene") lascia supporre che un faccia a faccia con Volodymyr Zelensky non sia neanche in fase di gestazione. La conferma di quello che pensano da tempo i vertici delle istituzioni comunitarie e le principali capitali europee: Putin non ha intenzione di negoziare.
E non è un caso che sul punto ieri sia arrivato l'affondo del presidente francese Emmanuel Macron. Putin, dice durante un punto stampa a Tolone insieme al tedesco Friedrich Merz, è "un orco alle porte dell'Europa" e se l'incontro bilaterale per il quale "si è impegnato con il presidente americano" non si svolge entro lunedì, vorrà dire che "si è preso gioco di Trump" e "questo non può rimanere senza risposta". Un messaggio che ha come destinatario anche l'inquilino della Casa Bianca, con cui sia Macron che Merz avranno un colloquio tra oggi e domani. Perché la convinzione di Parigi e Berlino - così come del governo italiano - è che Mosca stia usando la scusa di un possibile negoziato per continuare a guadagnare terreno in Ucraina (Putin, è la denuncia di Zelensky, ha ammassato "fino a 100mila" soldati nei pressi di Pokrovsk, città chiave dell'est del Paese).
Inevitabile, dunque, che l'Europa sia molto scettica sulla reale volontà negoziale di Putin. Dubbi che probabilmente condivide anche Washington, che ha però interessi diversi dai nostri e di certo non si sente minacciata sotto il profilo territoriale. Mentre proprio ieri, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen è stata in Finlandia e ha annunciato che saranno "triplicati i finanziamenti per la sicurezza delle frontiere dell'Ue".
Da Bruxelles, intanto, è arrivata la condanna degli attacchi su Kiev (che hanno colpito anche la delegazione Ue). Affidata all'Alta rappresentante Kaja Kallas a nome di 26 dei 27 Paesi dell'Unione perché ancora una volta l'Ungheria di Viktor Orban si è messa di traverso. Non solo su questo, ma anche continuando a bloccare i 6,6 miliardi di euro del Fondo europeo per la Pace destinati all'Ucraina. La palla passa ora alla riunione informale dei ministri degli Esteri dell'Ue in programma oggi a Copenaghen.
Sul tavolo il 19esimo pacchetto di sanzioni a Mosca che potrebbero coinvolgere il settore energetico o quello finanziario (criptovalute incluse). E non si escludono i dazi, visto che l'interscambio tra Russia e Ue è ancora significativo.