Nel suo libro Una nuova primavera il leader dei Cinquestelle Giuseppe Conte torna sulla rielezione di Sergio Mattarella al Quirinale e mischia abilmente verità e fiction. O almeno questo sostengono alcuni protagonisti di quella vicenda, contorta come tutte le partite che riguardano il Colle. È vero che il Mattarella 2 arrivò dopo che tutti gli altri nomi erano stati bruciati, fino al falò finale su Elisabetta Belloni, "ambasciatrice e capo del Dis, l'agenzia di coordinamento delle nostre intelligence", impallinata a un passo dalla meta. Vero, ma vero a metà. Perché il leader dei 5 Stelle, impegnato in una furibonda polemica con Luigi Di Maio, che gli risponde per le rime, racconta solo una parte della storia e forse non la più importante.
Scrive Conte: "A partire dalla mattina del 24 gennaio con Enrico Letta e Roberto Speranza istituimmo una sorta di comitato permanente". E poi aggiunge: "Sin dalle prime votazioni avevamo concordato di far convergere una manciata di voti sul presidente uscente Mattarella, con l'obiettivo di farli crescere poco alla volta". Insomma, mentre erano in corso le grandi manovre a carte coperte, Conte avrebbe lanciato progressivamente la volata al Presidente uscente.
Ma la narrazione non trova riscontro, anzi fu proprio la pancia dei 5 Stelle a pescare dal cesto Mattarella, in contrasto con i vertici del Movimento e con lo stesso Conte che non ne voleva sapere. La "manciata" di voti non nacque da un'ispirazione calata dall'alto, ma per iniziativa di alcuni senatori pentastellati che non volevano seguire le solite liturgie di Palazzo e volevano premiare la coerenza e la correttezza del Presidente.
La storia di quella settimana cruciale di gennaio 2022 è quella di una lenta e costante ascesa di Mattarella, cresciuto nelle quotazioni al borsino del Parlamento per il passaparola fra deputati, senatori e delegati delle regioni, trasversalmente agli schieramenti e ai partiti.
Almeno all'inizio, Conte, che vorrebbe in prima battuta al Quirinale Andrea Riccardi, storico di fama e fondatore della Comunità di Sant'Egidio, cerca di far rientrare i dissidenti e di farli cantare sullo spartito da lui immaginato. Ma l'operazione di commissariamento fallisce e anzi ottiene l'effetto opposto: Mattarella conquista consensi a macchia d'olio e le sue chance salgono giorno per giorno. Poi certo, ci sono anche le battaglie fra i big: mentre la "maggioranza silenziosa", nata proprio in casa 5 Stelle, spinge Mattarella, si consuma l'ultimo scontro su Elisabetta Belloni: a quel punto, osserva Conte, "partì un attacco concentrico da parte di Matteo Renzi, spiazzato da questo accordo, di Luigi Di Maio, deciso a contrastare qualsiasi nominativo appoggiato da me, e da Lorenzo Guerini del Pd, che pure in un primo momento aveva appoggiato questa scelta".
"Bugie su di me - replica Di Maio in un'intervista al Foglio - sono orgoglioso del rapporto con Draghi e di Mattarella al Quirinale". C' è troppa ruggine fra i due che non concordano più su nulla, nemmeno su una virgola di quella stagione condivisa alla testa dei 5 Stelle. E per l'ex premier, Di Maio è il congiurato fra i congiurati. Ma anche il canovaccio che si srotola come un tappeto per Mattarella viene spiegato con una versione personalizzata e fotoshoppata che fa acqua, fino alla conclusione quasi trionfale: "Il giorno dopo partecipai a una riunione con gli altri leader delle varie forze politiche per concordare la proposta di chiedere congiuntamente a Mattarella di superare le sue riserve sul rinnovo del mandato".
Il pomeriggio del 29 gennaio 2022 Mattarella viene rieletto con 759 voti. Non era questo il disegno di Giuseppe Conte, anche se lui, oltre al resto, si intesta il merito di aver sbarrato di fatto la strada a Mario Draghi, di cui ritiene di essere diventato da quel giorno "il nemico giurato".