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Il rilancio del "sovranismo europeo" per ammortizzare il ciclone Trump

I consigli di Fini alla premier. I dubbi di Donzelli: "Se noi prendiamo le distanze, chi tiene i rapporti con gli Usa?"

Il rilancio del "sovranismo europeo" per ammortizzare il ciclone Trump

Nel corridoio che immette nel portone principale di Montecitorio un redivivo Gianfranco Fini elenca le incognite, i dilemmi, i rischi della premier. "Con Giorgia - confida l'ex-presidente della Camera - ci parlo. A volte mi ascolta. Gli ho detto che di fronte al rischio Trump per non essere legata alla sua parabola discendente, deve lanciare l'idea del sovranismo europeo. Così guarda all'Europa ma si porta dietro pure gli urlatori. Anche perché ha in casa gente collegata con Putin o che Putin condiziona. Vuoi che non ci sia la foto imbarazzante di un ministro che il Cremlino potrebbe tirar fuori? O che il generale Vannacci quando fu inviato come addetto militare in Russia non sia stato agganciato dai russi? Lo fanno dai tempi della Rivoluzione".

Al di là delle congetture il ragionamento è un elenco delle incognite che aleggiano su Palazzo Chigi. "Incognite" pericolose che fanno immaginare a Fini come via d'uscita, il "sovranismo europeo", cioè un rilancio sull'Europa che riprende un'espressione utilizzata in passato anche da Berlusconi. Quando si parla di paradossi: Gianfranco che si ritrova in una formula postuma di Silvio.

La ragione è semplice: nel mondo globale Trump entra tutte le sere nelle case degli italiani con le sue uscite, la sua imprevedibilità, le sue mattane, e se non prendi le giuste distanze, se non hai una tua idea che ti caratterizzi, rischi di essere risucchiato dalla sua parabola. E non è detto che le elezioni di medio termine del prossimo autunno negli Usa non trasformino The Donald in "un'anatra zoppa".

Il rischio, quindi, incombe e preoccupa. Tant'è che qualcuno nel governo ha cominciato ad assumere una postura meno condiscendente verso il Presidente Usa. "Mi pare di aver marcato abbastanza le distanze", osservava ieri il ministro della Difesa Crosetto che ha difeso a spada tratta i militari italiani dalle ironie di Trump sul loro operato in Afghanistan. Come pure il ministro Lollobrigida rivendica una posizione dialettica con il volubile presidente Usa. "In politica - spiega - non devi avere a disposizione solo una rotta ma diverse, a seconda del momento, tenendo conto dei nostri interessi. E questo vale pure con Trump. È ciò che sta facendo Giorgia.

Qualche "no" la premier comunque lo ha pronunciato. Ha dato una risposta secca sui nostri soldati all'inquilino della Casa Bianca. Ha detto al presidente Usa che ha sbagliato a minacciare l'aumento dei dazi durante lo scontro sulla Groelandia. Ma c'è chi pensa che ancora non abbia messo tutti i puntini sulle "i" come dovrebbe. Si trattiene anche per mantenere il ruolo che si è assegnata. "Se noi prendiamo le distanze - è la domanda che pone Donzelli, uno dei consiglieri più ascoltati dalla Premier - chi è che tiene in piedi i legami con gli USA, chi tiene in piedi l'Occidente? Io non ho scelto di fare politica solo per un punto percentuale in più alle elezioni".

Il problema, però, esiste. Eccome. "È un vero casino" ammette Gianfranco Rotondi. "È una situazione pericolosa", gli fa eco Giorgio Mulé. E che qualcosa si sia rotto con l'inquilino della Casa Bianca lo dimostra un sondaggio in mano a Fratelli d'Italia secondo il quale più della metà dell'elettorato del centro-destra critica l'operato di Trump.

Insomma, l'incognita aleggia accompagnata dal "rischio Vannacci" che se fondasse un partito a destra del centro-destra potrebbe privare la coalizione di punti preziosi alle elezioni. Per cui qualche custode dell'ortodossia meloniana di fronte a una situazione parecchio ingarbugliata - secondo le orecchie del Quirinale - ragiona pure sull'ipotesi di elezioni in autunno in caso di vittoria dei "Sì" al referendum. Sono idee gettate là più che una strategia. Con tanti "contro": si andrebbe al voto con l'attuale legge elettorale che non garantisce un vincitore; il "casus belli" dovrebbe nascere da una rottura nella maggioranza che poi dovrebbe ripresentarsi insieme alle elezioni; infine, tutti i parlamentari di prima nomina vedrebbero svanire il sogno della pensione (è la ragione per cui il voto anticipato da 18 anni non è un'opzione).

Si tratta, quindi, di un'ipotesi remota e che per di più non spaventa a sinistra. "Magari!" Esplode il leader della sinistra radicale, Fratoianni: "la verità è che Trump sta facendo danni a destra. Guardate il trend in salita dei No al referendum". "Io che sono per il Sì - ammette il radicale Riccardo Magi - ho paura che Trump ci faccia perdere una battaglia giusta". Mentre il piddino Vincenzo Amendola fa suo l'elenco delle incognite di Fini: "Trump crea grossi problemi alla Meloni.

Che potrebbero aumentare: nella sua follia potrebbe scatenare una guerra con l'Iran per distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica americana dalle elezioni mid-term. E poi c'è Vannacci che potrebbe crescere perché se si apre una corsa a destra lui può permettersi contenuti più radicali della Meloni".Quindi le incognite esistono, le elezioni probabilmente "no".

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