Ritorna sugli altari il Milite Ignoto. La storia del caduto che unisce il Paese

Icona nata per onorare i caduti della Grande Guerra. Un milione di persone salutò il passaggio del feretro

Fu un anno molto difficile il 1921. Fu l'anno della nascita del partito comunista, della conclusione del patto di pacificazione che avrebbe dovuto mettere fine agli scontri tra fascisti e socialisti, della trasformazione del fascismo da movimento in partito. Fu un anno tra i più densi, insomma, di avvenimenti dell'inquieto dopoguerra. Proprio sul finire di quell'anno, il 4 novembre, giorno della ricorrenza della vittoria 1921, ebbe luogo la solenne cerimonia della tumulazione della salma del milite ignoto a Roma in una cripta-sacrario all'altare della patria. Fu un avvenimento di grande valore simbolico che, al di là delle appartenenze politiche e delle emergenze economiche e sociali, servì a ribadire il senso di appartenenza di tutti gli italiani alla comunità nazionale e a rammentare i sacrifici, i tanti sacrifici, costati agli italiani.

Fu una festa, quella di quel giorno, unificatrice, come dovrebbero essere tutte le feste nazionali in qualunque Stato che sia realmente tale. Non è un caso che i bambini italiani, scrivessero, allora, cartoline e pensieri di amore e gratitudine ancora oggi, a rivederli, commoventi inviati al milite ignoto. Un simbolo, dunque, di unità e di solidarietà nazionali. Che dovrebbe conservare questo valore, e il messaggio conseguente, nelle occasioni più solenni della vita del paese. Ed è per questo che appare davvero assurdo oltre che pretestuoso, con il riferimento al fatto che la cerimonia sia tradizionalmente riservata alle istituzioni e in particolare al presidente della Repubblica il rifiuto opposto dal governo alla richiesta del centrodestra di depositare una corona di fiori sulla tomba del milite ignoto in occasione della festività nazionale del 2 giugno.

La storia della proposta di tumulazione della salma del milite ignoto a Roma e della successiva cerimonia che si svolse, appunto, il 4 novembre 1921, è una storia non di istituzioni ma di partecipazione corale e popolare. La proposta di onorare i caduti italiani della Grande Guerra venne fatta nel 1920 dall'allora colonnello in congedo Giulio Dohuet, il teorico della «guerra aerea». Questi ne scrisse sul periodico dell'Unione nazionale ufficiali e soldati da lui fondata auspicando che nel giorno della eventuale tumulazione tutta l'Italia vibrasse «all'unisono, in una concorde armonia d'affetto».

Si trattava, certo, di una proposta congruente con la retorica patriottica e nazionalista di quel tempo e non è un caso che essa venisse fatta propria come proposta parlamentare da Cesare Maria De Vecchi, uomo vicino alla Casa Reale ma era una proposta che aveva preso a modello analoghe iniziative già realizzate in altri paesi belligeranti. E, inoltre, era una proposta che intendeva, proprio attraverso la scelta casuale del corpo di un soldato semplice senza segni di riconoscimento, mettere una pietra sulle polemiche che avevano coinvolto i vertici delle Forze Armate dopo la sconfitta di Caporetto.

Che l'iniziativa fosse particolarmente sentita dal Paese lo dimostrò il fatto che il trasporto della bara contenente la salma del milite ignoto scelta a caso nella basilica di Aquileia dalla madre di un volontario irredentista, sistemata sull'affusto di un cannone e posta su un carro funebre ferroviario seguito da sedici carrozze avvenne tra ali di folla commossa, ma in rispettoso e riverente silenzio, che attese spesso addirittura per ore, nelle varie stazioni, il passaggio del convoglio. Fu un lungo viaggio durato dal 29 ottobre al 2 novembre.

Fu anche, al tempo stesso, un vero e proprio plebiscito nazionale che ebbe la sua apoteosi nella commovente cerimonia di tumulazione del feretro all'altare della patria alla presenza del Re, della famiglia reale e di tutte le autorità. Il rito, solenne, fu però brevissimo e sobrio. Non vi furono discorsi ufficiali. Il Re, Vittorio Emanuele III, non li volle sostenendo che il significato della cerimonia era, di per sé, così elevato che nessuna parola sarebbe stata in grado di esprimere sentimenti adeguati alla solennità del momento e capaci di rendere il dovuto onore al sacrificio del fante italiano.

Non v'è dubbio che quella della tumulazione della salma del milite ignoto sia stata la più importante manifestazione patriottica dell'Italia unita: una manifestazione alla quale, come si legge nei commossi resoconti dei quotidiani dell'epoca, prese parte un milione di persone. Ma fu anche, è opportuno rammentarlo, una manifestazione dalla quale non furono assenti neppure i comunisti e i socialisti. Questa partecipazione corale di tutta la popolazione, al di là di ogni divisione politica, dovrebbe essere assunta come modello. Ma, evidentemente, non è così per un governo, come l'attuale, espressione di forze politiche che non rispecchiano la maggioranza reale del paese. Un governo che, a suo discredito, giunge a negare il permesso di deporre una corona di fiori sull'altare della patria.

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