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Il ritorno di Pillon alla casa del bosco. "Bimbi da difendere"

La scelta dell'ex leghista, paladino della famiglia tradizionale: legale dei Trevallion

Il ritorno di Pillon alla casa del bosco. "Bimbi da difendere"
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Sarà lui, Simone Pillon, 54 anni, avvocato, ex senatore della Lega, paladino della famiglia tradizionale, a combattere la battaglia della famiglia del bosco che vuole riportare a casa i tre bambini sequestrati dallo Stato. Il tribunale dei minori dell'Aquila ha, infatti, respinto il nuovo ricorso contro l'allontanamento della madre dalla casa famiglia dove sono detenuti i suoi figli. Niente da fare: "Fuori, lontana".

Pillon a questo punto ha assunto ufficialmente la difesa di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham che sono i genitori dei tre bambini.

Gli abbiamo chiesto con quale spirito. Lui ci ha detto che preferisce tacere ed essere prudente. Dice soltanto che ora esaminerà bene le carte e dopo renderà pubblico il suo pensiero. Chi gli è vicino ci ha spiegato che il motivo per il quale ha accettato l'incarico è molto semplice: "Non vuole che quei bambini restino soli di fronte a un destino molto amaro".

È convinto che la decisione dei giudici di portare via i bambini ai genitori sia un vero sopruso? Probabilmente sì, ma non lo dice esplicitamente. Per ora preferisce la prudenza.

Spiega agli amici: "Quando faccio politica sono spregiudicato e non temo niente. Perché metto in gioco me stesso. Quando faccio l'avvocato non sono i miei interessi a rischiare ma quelli delle persone che difendo, e allora preferisco la cautela".

In serata Pillon ha diffuso un breve comunicato: "Mi limito a precisare che, contrariamente a quanto emerso da alcune notizie divulgate alla stampa, i coniugi Trevallion si son visti restituire il mandato dai precedenti difensori non già per diversità di vedute ma semplicemente dopo aver chiesto ai legali un allargamento del collegio difensivo. E soprattutto nessuno qui è ingestibile: Catherine e Nathan sono persone per bene e di gran cuore, preoccupati per i loro figli esattamente come lo sarebbe ciascuno di noi nelle medesime circostanze".

Simone Pillon in questi anni ha dedicato gran parte della sua attività politica e del suo impegno civile a difendere la famiglia. È esattamente la famiglia il pilastro centrale della sua costruzione etica e lui è convinto che debba essere anche il pilastro di una società moderna ad alto grado di civiltà. Pillon è convinto che la saldezza della famiglia, nucleo essenziale della convivenza tra gli esseri umani, risieda nella saldezza dei suoi principi morali: famiglia formata da una donna e da un uomo, lotta alle filosofie gender, lotta all'aborto, nessuna confusione tra omosessualità e famiglia.

Pillon è un conservatore vero, un cattolico accanito, praticamente, della corrente catecumenale. Nel suo modo di pensare i valori essenziali del cattolicesimo sono la base essenziale della comunità nazionale. È stato il bersaglio di centinaia di attacchi da parte della sinistra e della comunità Lgbtq. Non solo perché è stato tra gli organizzatori di ben tre "Family day", ma perché la sua attività politica è costante, spesso anche sotterranea, Pillon non è uno che ama la ribalta ma la sostanza.

È interessante vedere come lui, tradizionalista e moderato, stavolta difende una famiglia speciale, che non coincide perfettamente con la famiglia della tradizione. Perché? Pillon è un liberale, tutto qui.

L'impegno per la famiglia del bosco sarà una tappa molto importante della sua carriera.

Lui è convinto delle ragioni dei genitori e dell'importanza di affermare, in questa battaglia, due idee fondamentali: la libertà e la priorità della famiglia e la sua prevalenza sullo stato.

Pillon pensa che sia assurdo che lo Stato separi i figli dai genitori, non perché ci siano stati delitti, o azioni violente, ma semplicemente perché non si condivide il loro stile di vita.

Alzi la mano chi se la sente di dargli torto.

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