I ritardatari erano saliti con l'ultima corsa della funicolare di Sierre che dal fondovalle arriva da un passaggio pop a Crans Montana. Per Capodanno si va a La Constellation: "C'è ancora qualche posto alla festa, andiamo". Pochi minuti di trenino ed ecco quell'esclusivo balcone alpino affacciato sui vigneti del Vallese. Sopra, la neve e il glam, intorno la natura che sembra un paradiso e invece, la notte di Capodanno, qui è stato un inferno che ha avvolto nelle fiamme circa 200 vite. Il bilancio, in aggiornamento, parla di 47 morti, altrettanti feriti gravi ed altrettanti più lievi. Una ventina gli italiani coinvolti, di cui 6 dispersi.
Già prima di mezzanotte sono tanti, tutti giovanissimi, a infilarsi prima su e poi giù per le scale di questo bar di rue Centrale, che tutti conoscono perché è di fronte a uno degli impianti che portano in quota per sciare. Meta storica dell'après ski, ha due piani: sopra si guardano le partite, la tv, i video di musica; quello seminterrato è suggestivo, fra legno, luci soffuse e pietra alle pareti da cui scivola dell'acqua e che ieri, però, non è servita a sventare una delle tragedie più incredibili che la Svizzera ricordi.
L'inferno scoppia all'1.30: due chiamate ai vigili del fuoco. Una dall'interno, disperata. L'altra incredula, da una degli appartamenti che sovrastano lo slargo di fronte al bar. Le fiamme sembrano un effetto speciale: questa l'impressione che si ricava dai primi video diffusi e che la polizia sta raccogliendo per comprendere. La dinamica, ancora al vaglio degli inquirenti, potrebbe essere la più banale, quasi indicibile: un paio di persone, fra invitati e staff, si issano sulle spalle di amici. Reggono stelline pirotecniche accese infilate nelle bottiglie: le tengono alte sopra la testa. Le scintille sfiorano il soffitto. Basta un attimo: il fuoco divampa, ne derivano una serie di esplosioni, l'aria diventa irrespirabile e allora ci si rende conto che non ci sono né estintori, né uscite di sicurezza, ma solo una scala per la salvezza e tornare in superficie. "Faremo luce sui fatti, non perdiamo il senso di comunità", dice Guy Parmelin, presidente della Confederazione elvetica, che parla di "tragedia senza precedenti". In due minuti arrivano i soccorsi: 150 uomini, 13 elicotteri da volo notturno, decine di ambulanze. "Circa 80 persone sono state trattate sul posto, 35 si sono dirette da sole agli ospedali, entro le 5 del mattino tutti erano stati presi in carico", spiega la procuratrice Beatrice Pilloud, che conferma senza ammetterla, una delle prime verità: la scala era angusta ed era l'unica via d'uscita.
Sion è l'ospedale più vicino, ma va subito in affanno. I feriti più gravi vengono dirottati nei centri ustioni di Zurigo e Losanna ma, anche qui i letti non bastano. "La situazione è critica spiega Mathias Reynard, delegato cantonale del ministro della Salute -: vi prego di non recarvi in pronto soccorso se non necessario". Francia e Germania offrono supporto, all'ospedale Niguarda di Milano arrivano nella serata di ieri i primi tre feriti. La parola chiave per tutti, quando ancora non ci sono indagati, nemmeno i proprietari del locale, risuona triste e definitiva: prima serve identificare sia i cadaveri sia i ricoverati, molti dei quali hanno problemi respiratori e anche il 40% di ustioni sul corpo.
A Crans Montana c'è solo disperazione. Qui tutto è stato progettato per somigliare a un eden di sport, lusso ed armonia. Il lago ghiacciato incornicia la passeggiata "Bella lui", ma ieri mattina quelle lucine sembravano spettri. Qui adora sciare Federica Brignone, perché suo padre ha a lungo lavorato quassù: qui si gareggerà in coppa del Mondo fra poche settimane e si coltiva il sogno dei Mondiali il prossimo anno.
Qui ha aperto una scuola di sci Giorgio Rocca, "maestro" dello slalom. Qui aveva scelto di vivere Roger Moore, folgorato da questi panorami dopo aver interpretato James Bond. Ma l'inferno di ieri sarebbe stato troppo anche per 007.