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"Sì alla separazione delle carriere delle toghe. Ma i riformisti Pd perché non se ne vanno?"

L'ex commissario alla Spending review Carlo Cottarelli: "Dovrebbero formare un nuovo partito". L'elogio a Zangrillo: "Fa un ottimo lavoro"

"Sì alla separazione delle carriere delle toghe. Ma i riformisti Pd perché non se ne vanno?"

La ricetta?

"Io sono un liberal-democratico - spiega Carlo Cottarelli, economista, professore universitario e per un giorno, il 28 maggio 2018, pure premier in pectore del Paese - e da liberal-democratico dico che la sfida dovrebbe essere: meno spesa e quindi meno tasse. Ecco, la sinistra, il Pd di Elly Schlein, e i 5 stelle dicono l'esatto contrario: più spesa e più tasse. E questo a me non va bene".

Cottarelli è stato senatore nel Pd, ma lui ci tiene a mettere i puntini sulle i: "Io fui chiamato nel 2022 da Enrico Letta e il Pd di Letta credeva nel merito; inoltre io rappresentavo la cultura di +Europa, parte di quella coalizione. Avesse vinto, Bonaccini forse sarei rimasto, ma tutto è cambiato e io non ho più niente in comune con quella storia. Appartengo all'area liberal-democratica che va, con qualche differenza, da Forza Italia a Azione e alla componente riformista del Pd. Ma i riformisti del Pd perché non se ne vanno e formano un nuovo partito?"

Lei intanto cosa farà?

"Io continuo a studiare lo Stato e cerco soluzioni, o meglio correzioni a quello che non va".

Quali sono le sue priorità?

"La giustizia, il costo dell'energia, che è troppo alto per le nostre piccole e medie imprese, appunto le tasse e la spesa dello Stato, la burocrazia. Ecco il ministro Paolo Zangrillo sta facendo, come ho detto domenica a Milano al convegno di Forza Italia, un ottimo lavoro. C'è un primo versante che riguarda le semplificazioni, con seicento misure indicate nel Pnrr e in via di realizzazione; poi c'è l'introduzione del merito nella pubblica amministrazione. Un compito immane, la grande sfida della prossima legislatura".

Ce la farà Zangrillo?

"Lui si dà da fare e devo dire che sta andando avanti nella giusta direzione. Certo, ci vuole un grande investimento politico da parte del Governo, perché non può essere un singolo ministro a superare tutti gli ostacoli, che sono moltissimi e assai insidiosi, e non sarà mai un singolo ministro a portare a termine una rivoluzione del genere. Però ci sono spunti interessanti".

Quali?

"È in corso un monitoraggio sui ritardi delle liste d'attesa. Passaggio per passaggio, partendo dalle prescrizioni dei medici. Questo screening dei dati in modo omogeneo su base nazionale è molto importante, perché farà saltare alibi sul malfunzionamento di questa o quella lista e metterà in evidenza sprechi e disservizi".

A proposito di sprechi, lei è stato Commissario alla spending review nel 2013.

"Tutti quelli che ci hanno provato hanno gettato la spugna. Io sono arrivato alla conclusione che per tagliare la spesa ci vuole un mandato popolare. Il candidato premier si presenta agli elettori e dice chiaro e tondo: Io taglierò questo o quello".

Finora non lo si è fatto?

"No, così tutti i commissari che ci hanno provato alla fine sono stati eliminati, perché proponevano misure impopolari che avevano e hanno un costo politico".

Insomma, in questo contesto si può fare poco o nulla?

"No, qualcosa si può fare, senza bisogno di impugnare la motosega alla Milei. Tagliare di cinque o sei punti la spesa ci riporterebbe al livello degli anni Novanta e ci permetterebbe di far scendere le imposte sotto la linea del 40 per cento. Sarebbe già un grande passo in avanti".

Che cosa rimprovera al Pd di Schlein?

"Io non rimprovero nulla. Dico però che quella storia non è la mia. Loro sono per alzare la tassazione e la spesa, io sono per ridurre entrambe. Diciamo che la sinistra vuole redistribuire la ricchezza, io sostengo che un po' di redistribuzione va bene ma il grande tema è un altro: come far crescere il Paese e produrre più ricchezza. Per questo immagino un alleggerimento delle imposte, una burocrazia più snella, una giustizia più rapida ed efficiente".

A proposito, lei come voterà al referendum di marzo sulla separazione delle carriere?

"Voterò sì. Anche se il tema più importante è quello dei ritardi della giustizia. E però anche qui qualcosa si è fatto.

Oggi i processi civili durano meno di qualche anno fa, ma ancora non ci siamo allineati ai principali paesi europei. Aggiungo che la prossima battaglia sarà quella sulla responsabilità civile dei magistrati. Su questo, ha ragione Tajani e aspetto ancora che qualcuno mi spieghi le ragioni, se ci sono, per dire no".

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