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Sala arcobaleno si dimentica di amministrare

Ieri piazza Aquileia, pieno centro di Milano, era mezza allagata con auto impazzite, bici a zig zag, studenti costretti a saltare come davanti alla "riviera" in una gara dei tremila siepi

Sala arcobaleno si dimentica di amministrare

Ieri piazza Aquileia, pieno centro di Milano, era mezza allagata con auto impazzite, bici a zig zag, studenti costretti a saltare come davanti alla «riviera» in una gara dei tremila siepi. È bastata un po' di pioggia, ma capita quando con regolarità non si ripuliscono i tombini dalle foglie. «Quisquilie...», avrebbe tagliato corto il principe Antonio de Curtis in arte Totò. E «quisquilie» sono anche per il sindaco Giuseppe Sala che di queste «seccature» terrene poco si occupa, preso com'è dalle sue battaglie d'avanguardia politica. Da alcuni giorni, da quando il prefetto gli ha chiesto, recependo su impulso del governo una sentenza della Cassazione, di interrompere il riconoscimento alla nascita dei figli delle coppie gay e lesbiche, si è messo l'elmetto e, senza esitazioni, ha riportato Milano in prima linea nella difesa dei diritti civili. «Dovrebbe essere il legislatore a consentire con legge la registrazione del figlio di coppia dello stesso sesso - ha spiegato nel suo podcast Buongiorno Milano -. La strada indicata dalla Cassazione, ossia l'adozione in casi particolari, appare assai complessa e farraginosa. Dovrà dunque essere resa molto più rapida per garantire pieni diritti al bambino oltre che alla famiglia che lo ha voluto e in cui vive». Ed è giusto che sia. Nessuno li nega i diritti civili e ci mancherebbe, certo una città come Milano vive anche di altre priorità che non del riconoscimento all'anagrafe dei figli delle coppie omogenitoriali, una trentina di casi in otto mesi. Sala «vola altissimo» ma sarebbe il caso che ogni tanto tornasse a fare l'amministratore di condominio come, prima di lui, aveva ben fatto per anni Gabriele Albertini. Dalla sicurezza, alla movida, alle aggressioni in metrò ai dipendenti Atm, ai furti, al disagio delle periferie, alla situazione a dir proprio precaria di chi vive di solo stipendio, agli aumenti delle refezioni scolastiche, a chi grazie ad Area B dovrà cambiar auto ma non può permetterselo, al traffico, ai pendolari. E si potrebbe continuare... Cose da fare e a cui pensare ce ne sono e che, senza chiamarle «emergenze» perché nella «narrazione» tanto cara alla sinistra il termine non piace, sarebbe il caso di metterle in agenda. Tanti anni fa a Milano, c'erano vicesindaci che, puntualmente, seguivano le squadre dell'Amsa per verificare che ripulissero a dovere strade e tombini dalle foglie. Non si chiede tanto. Ma basterebbe il pensiero...

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