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Sala strappa su Israele con la sinistra-verde. E progetta il suo futuro con un occhio a Lupi

La rottura del sindaco con la maggioranza sul gemellaggio con Tel Aviv. Le ipotesi sul futuro

Sala strappa su Israele con la sinistra-verde. E progetta il suo futuro con un occhio a Lupi
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Nella Milano effervescente per l'arrivo degli attesissimi Salone e soprattutto Fuorisalone del Mobile, a ribollire è la politica milanese che, archiviata la pratica nazionale del referendum, è attesa nei prossimi mesi da ben tre elezioni: comunali, politiche e regionali. Un triangolo così stretto da diventare diabolico, perché apre appetiti e innesca strategie più o meno scoperte, come si è ben capito in questi giorni.

E così, seguendo la concretezza protestante del rito ambrosiano, in città non solo ci si chiede chi saranno i candidati sindaco, ma anche che lavoro farà Giuseppe Sala quando dovrà lasciare quel Palazzo Marino che diede i natali a Marianna de Leyva, più nota come la Monaca di Monza.

Una domanda non relegabile alla cronaca locale, visto che qualunque cosa si pensi di lui, a Sala la sinistra ha affidato per oltre un decennio l'amministrazione della capitale economica e, precedentemente, sempre a lui si era affidata l'amministrazione di centrodestra di Letizia Moratti e a lui era stato consegnato il timone di un'Expo in grande difficoltà, da lui trasformata in un successo planetario. E quindi è difficile immaginarlo pensionato in pantofole, ma è altrettanto incomprensibile il lancio della campagna elettorale organizzato dal Pd sabato scorso al grido di "Innamorarsi ancora", venduto come la nuova stagione del Pd alla prova delle primarie. Ma come? Il centrosinistra amministra Milano da 15 anni e si chiede come ri-innamorarsi di una città che evidentemente ha trasformato da principe a rospo dopo i mandati super popolari di Gabriele Albertini che le hanno cambiato il volto e quello di Letizia Moratti che ne ha proseguito il lavoro?

E quindi non c'è dubbio che Sala sia piuttosto irritato da questa ormai sempre più ricorrente richiesta di discontinuità che arriva da sinistra. Un fuoco amico piuttosto sgradito, anche perché si intreccia con un telefono che evidentemente non suona con una proposta per il futuro. Qualcosa di più concreto di uno scontato semplice seggio da senatore pigia-tasti che si concede a chiunque e non è evidentemente sufficiente ad appagare i suoi legittimi desideri.

E, quindi, forse anche all'insegna di questo nervosismo, si legge l'insolitamente dura presa di posizione di Sala contro la sinistra nel consiglio comunale dell'altra sera, quando ha sfidato i suoi ribadendo l'indisponibilità a sospendere il gemellaggio con Tel Aviv, assicurando che "la telefonata con il sindaco di quella città mi ha convinto che non è il momento". Non solo. "Stiamo parlando di un sindaco e di una città che da tanto tempo possono essere una speranza per far uscire una voce diversa. Quindi io non spegnerei quella fiammella". Abbastanza per provocare la reazione dei consiglieri Dem e i Verdi che si dicono indisponibili a ridiscutere un provvedimento già votato e con la capogruppo piddina Beatrice Uguccioni che in difesa dell'aula violentata dal sindaco, veste la maglietta "Give Respect Get Respect". Una frattura fra consiglio e giunta che mai si era vista. Una grande confusione sotto il cielo della sinistra, nel quale si sono infilati i Verdi che con la bandiera della Palestina hanno interrotto la seduta, aizzando i proPal in tribuna. Non un particolare irrilevante perché proprio i Verdi, magari europei erano stati a un certo punto l'infatuazione di Sala in fuga da un Pd irriconoscente. Figuriamoci oggi che, Schlein regnante, quella scialuppa di salvataggio si sta così allontanando dai suoi pensieri. Perché dalla griglia di valori, nonostante le sue dichiarazioni, sembra essere stata da sempre piuttosto lontana. E così potrebbe non stupire vederlo alle prese con il candidato di centrodestra, spiegando che il papabile Maurizio Lupi (nella foto) "certamente ha esperienza e conosce la città", proprio il giorno in cui la premier Giorgia Meloni arriva a Milano per il Salone del Mobile.

E non rimproverandola, questa volta, di non avergli fatto visita in Comune. Non sarà una prova, ma magari un indizio da aggiungere al ricordo della buona prova data come direttore generale del Comune con Letizia Moratti. Certo manca il terzo, ma c'è ancora tempo.

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