Leggi il settimanale

Salis esulta: "Ciao Orbán". Ma non si farà processare

L'eroina di Avs in retromarcia: "Mancano condizioni democratiche". A giudizio per corruzione ora va la moglie di Sánchez, un'icona dem

Salis esulta: "Ciao Orbán". Ma non si farà processare
00:00 00:00

Ilaria Salis fa il giro di tv e radio per ri-mettere l'abito della "perseguitata politica" in Ungheria. Dopo la foto opportunity per la sconfitta di Orban, l'eroina della sinistra ingrana la retromarcia e rievoca il pericolo dittatura in Ungheria.

In Spagna, un'altra icona della sinistra italiana incassa un colpo: il giudice istruttore chiede il processo per Begona Gomez, moglie del premier socialista Pedro Sanchez, il modello cui si ispira la segretaria del Pd Elly Schlein. L'ubriacatura a sinistra per la sconfitta di Orban in Ungheria e la vittoria del candidato del Ppe si spegne all'alba. Ieri, ospite de l'Aria che Tira, Ilaria Salis corregge il tiro: "Un cambio di governo non significa immediatamente che vengano ripristinate in Ungheria delle istituzioni democratiche. Per fare questo serve una maggioranza assoluta ma serve anche un lavoro, costanza e volontà politica, perché Orban quando ha avuto lui la maggioranza in Parlamento ha disarticolato l'architettura democratica del Paese" dice l'europarlamentare Avs. Rieccola nell'abito della vittima. L'euforia è già finita. Subito dopo Salis rivolge il pensiero alla "compagna" di battaglia: "Un pensiero solidale per Maja T. altra attivista tedesca, ancora in prigione a Budapest. Auspico che, con il cambio di governo in Ungheria, la vendetta contro gli antifascisti possa avere fine, restituendo piena centralità allo stato di diritto e al rispetto delle garanzie democratiche e processuali, nonché ai diritti fondamentali di tutti i detenuti. Noi continueremo a lottare per questo". La maratona tra tv e radio continua tra "Un Giorno da Pecora" e La 7. L'altra Salis (quella con i sandali) si sente la protagonista del giorno. Ritorna sull'amico che non è un partner stabile. Però.

Nemmeno il tempo di gioire (per la vittoria di Pirro) per l'Ungheria che cala il buio totale a sinistra. La "primera dama" di Spagna finisce sotto tiro della magistratura. Notizia che però trova poco spazio sui quotidiani di sinistra e sui profili social dei leader del campo che fino a notte fonda di domenica festeggiavano la vittoria di Magyar in Ungheria. La tegola arriva mentre la coppia della sinistra spagnola è in viaggio istituzionale a Pechino. Cosa è accaduto. Il giudice istruttore Juan Carlos Peinado ha chiuso l'istruttoria e chiesto il rinvio a giudizio di Begona Gomez per i presunti reati di traffico di influenze, corruzione negli affari, malversazione e appropriazione indebita. Una sfilza di reati. Nell'ordinanza, il magistrato è duro: "Le condotte che provengono da palazzi presidenziali, come in questo caso, appaiono più proprie di regimi assolutisti, per fortuna ormai dimenticati nel nostro Stato". Altro che Orban! Secondo l'accusa, Gomez avrebbe influenzato autorità accademiche e funzionari" "avvalendosi della relazione personale con il presidente del governo", ottenendo "incontri eccezionali" anche attraverso incontro al Palazzo della Moncloa, sede del governo e di residenza del presidente dell'esecutivo. Nel provvedimento, il gip ripercorre l'ascesa di Pedro Sanchez alla segretaria generale del Psoe e, soprattutto, alla presidenza, nel 2018. Che furono determinanti per la cattedra del master vinta da Begona Gomez all'Università Complutense di Madrid. In altre parole, solo in quanto coniuge del premier - è la tesi di Peinado - Gomez avrebbe potuto esercitare un presunto traffico di influenze.

Per il reato di corruzione la moglie di Sanchez avrebbe promosso una raccolta fondi, per arricchimento personale, per poi offrire in "controprestazione" un vantaggio competitivo alle imprese sponsorizzatrici. Al netto delle maglie giudiziarie appare chiaro come l'inchiesta assesti un duro colpo al una figura simbolo della sinistra europea. Un modello al quale guarda il Campo largo italiano.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica