Salvini all'attacco: "Non ho invitato io Savoini"

L'imbarazzo per le foto del vicepremier in Russia con il mediatore. Il soccorso di Conte

Pasquale Napolitano

L'imbarazzo è evidente. E anche il nervosismo. L'inchiesta della Procura di Milano sul presunto caso di fondi russi destinati alla Lega spaventa i vertici del Carroccio. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini gioca all'attacco, alzando un muro in difesa del partito e del governo: «Nessuno è titolato a parlare della Lega se non il segretario». Il leader leghista parla di «inchiesta ridicola». Ma ammette di aver «fiducia nella magistratura». E vuole che vada in fondo. «E se c'è un rublo fuori posto sarò il primo ad arrabbiarmi» commenta Salvini. Che non rinuncia a una battuta al veleno: «Ho totale fiducia nella magistratura italiana, che è la più veloce, la più libera, la più indipendente al mondo, la più solerte, la più efficace, quindi sono tranquillissimo».

Il punto centrale dell'inchiesta è un altro: ruolo e presunti legami con il Carroccio di Gianluca Savoini, il presidente dell'associazione Lombardia-Russia beccato mentre tratta con tre russi un presunto finanziamento alla Lega in vista delle europee. La presenza di Savoini, indagato per corruzione internazionale dai pm milanesi, sia nella visita di Salvini a Mosca nel 2018 che alla cena del 4 luglio con Putin a Villa Madama a Roma, è un passaggio su cui il ministro dell'Interno rischia di inciampare. «Savoini non era invitato dal ministero dell'Interno», si difende Salvini, né a Mosca, nell'ottobre 2018, né a Villa Madama nell'incontro bilaterale con Putin. Posso produrre i documenti di tutti i passeggeri che hanno viaggiato con me. Che ne so cosa ci facesse al tavolo? Chiedetelo a lui. Faccio il ministro dell'Interno e preferisco occuparmi di cose serie». Intanto spuntano due nuove foto, postate da Filippo Sensi, deputato del Pd: immagini che ritraggono Savoini sul palco con Salvini a Mosca. Mentre Renzi attacca: «È alto tradimento».

In soccorso del vicepremier arriva il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che prova a spiegare la presenza di Savoini alla cena del 4 luglio a Villa Madama con Putin: «Non conosco Savoini e non l'ho mai incontrato personalmente. Ho visto le foto e ho fatto accertare che Savoini era alla cena che io, presidente del Consiglio, ho offerto al presidente Putin - precisa - Quella cena è stata offerta dalla presidenza del Consiglio in occasione del nostro illustre ospite, il presidente Putin. A quella cena sono stati invitati tutti i partecipanti al forum Italia Russia, che si era appena concluso, e che si era svolto qualche ora prima alla Farnesina». Il tutto «è stato gestito dal forum Italia Russia e dall'Ispi. Da questo punto di vista tutti i partecipanti a quel forum sono stati automaticamente invitati a questa cena allargata a villa Madama dal sottoscritto». Ma sul ruolo del presidente dell'associazione Lombardia-Russia, il capo del governo sprona il ministro a fugare ogni dubbio: «Credo che noi dobbiamo trasparenza ai cittadini».

Salvini però è tranquillo. Anzi, minaccia querele a chi accosta il nome del Carroccio all'inchiesta. E non teme nemmeno una commissione d'inchiesta: «La lega ha bilanci puliti e trasparenti. La commissione di inchiesta sul finanziamento ai partiti? Sì sì, facciamo 7, 8 commissioni, i bilanci sono pubblici e trasparenti». Perde però la pazienza nel corso della conferenza stampa al Viminale con i giornalisti che lo incalzano: «Avete menato il torrone (avete scocciato, ndr) per settimane con gli hacker russi che attaccavano Mattarella e la procura di Roma dice che non c'erano. Non ci sono soldi russi, non conosco petrolieri russi».

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