Salvini spariglia e vira al centro. E sulla giustizia vuole stoppare la corsa al Colle della Cartabia

Facile, per certi versi banale, derubricarla alla solita "sparata" di Matteo Salvini. La sensazione, infatti, è che il leader della Lega si sia messo in testa di fare politica a tutto tondo.

Salvini spariglia e vira al centro. E sulla giustizia vuole stoppare la corsa al Colle della Cartabia

Facile, per certi versi banale, derubricarla alla solita «sparata» di Matteo Salvini. Come hanno fatto, per dire, sia il Pd che il M5s. La sensazione, infatti, è che - comunque la si pensi in proposito - il leader della Lega si sia messo in testa di fare politica a tutto tondo, con una prospettiva diversa da quella degli ultimi tempi, quando l'obiettivo era la frase a effetto da consegnare al comizio di giornata. Insomma, il Salvini che prima difende Matteo Renzi sulla vicenda dei Servizi e che poi decide di muoversi in tandem con i Radicali per presentare una serie di referendum sulla giustizia, è certamente molto distante da quello che, neanche due anni fa, aprì la più scellerata delle crisi dalla spiaggia del Papeete. C'è chi dice abbia fatto tesoro delle ultime esperienze, chi è invece convinto che i consigli del suocero Denis Verdini possano averlo aiutato. Di certo, c'è che il leader della Lega ha cambiato passo. I maligni direbbero che «sta guardando verso il centro», sicuramente sta provando ad essere più inclusivo.

Al punto di creare un asse con i Radicali. Che, va detto, storicamente non sono nuovi a dialogare con la Lega. Era il 13 dicembre 1993, infatti, quando Marco Pannella intervenne ad Assago al congresso straordinario del Carroccio per illustrare la campagna referendaria radicale, con Umberto Bossi che aveva deciso di sostenere alcuni dei quesiti. Per non dire del Parlamento della Padania di Chignolo Po, provincia di Pavia, votato dal popolo leghista sotto i gazebo il 26 ottobre 1997. Ad essere eletto, infatti, non fu solo l'allora giovanissimo Salvini, candidato tra le fila dei Comunisti padani (fieramente a favore della cannabis). Ma pure l'attuale sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, una vita nel Partito radicale, e in quell'occasione alla guida della Lista Pannella.

Salvini, dunque, ha fatto sapere che la Lega è pronta a presentare - d'intesa con i Radicali - un pacchetto di referendum sulla giustizia (dalla separazione delle carriere fino alla responsabilità civile dei giudici). Un'iniziativa nata alcuni mesi fa, tanto che fu annunciata a fine marzo dal segretario del Partito Radicale, Maurizio Turco, durante l'assemblea degli iscritti. Ma che da ieri è diventata tema di dibattito pubblico. Con la senatrice di +Europa Emma Bonino che si dice «soddisfatta», mentre Della Vedova pare un po' più perplesso. «Non mancherò di sottoscrivere tutti i referendum sulla giustizia, ma - spiega il sottosegretario agli Esteri - Salvini è un manettaro, soprattutto verso i migranti. Se ora si è riscoperto garantista, ben venga...».

Ma come e quanto questa campagna referendaria potrà incidere sul governo? La tempistica, in verità, dovrebbe essere piuttosto celere. Entro fine mese il deposito dei quesiti in Cassazione, a luglio il via alla raccolta di firme (che saranno poi depositate a settembre) e il prossimo anno - tra il 15 marzo e il 15 giugno - la consultazione referendaria. Che, non tecnicamente ma politicamente, rischia di sovrapporsi all'elezione del nuovo capo dello Stato, in agenda a inizio febbraio del 2022. Non è un caso che siano in molti a pensare che la mossa di Salvini sulla giustizia non sia dettata solo dalle sue posizioni garantiste, ma anche dalla possibilità di mettere all'angolo il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, principale candidato alternativo a Mario Draghi nella corsa al Colle. Non è un caso, per dire, che ieri la Bonino abbia sentito l'esigenza di dare rassicurazioni in proposito. «Non credo che il referendum sia uno sgambetto alla Cartabia», ha detto la senatrice di +Europa. Considerazioni condivise in casa leghista. Anche se è evidente che una raccolta firme su tutti i temi caldi della giustizia non può non finire con il tirare dentro lo scontro politico un ministro che fino ad oggi ha scelto la strada del low profile.