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"San Siro, vendita truccata e Comune colluso coi club". Nove indagati a Milano

Perquisiti Palazzo Marino e le sedi delle società. I pm: delibere via chat. Sala: "Contatti normali"

"San Siro, vendita truccata e Comune colluso coi club". Nove indagati a Milano
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Si danno del tu, pianificano insieme le mosse, si scambiano documenti riservati, e tutto con un solo obiettivo: spianare la strada a Inter e Milan per l'acquisto e la demolizione di San Siro. Da una parte i vertici del Comune di Milano, dall'altra gli emissari delle due squadre, in una "limpida collusione" come la definisce la Procura della Repubblica nell'atto che costituisce il punto più alto dell'offensiva giudiziaria contro la politica urbanistica della Giunta di Beppe Sala. A finire nel mirino è infatti l'operazione simbolo del sindaco, quella destinata a restare nella storia della città, con la vendita e la distruzione del glorioso "Meazza". Una scelta che ha spaccato la città e anche la maggioranza, e che ora viene investita dalle indagini del pool anticorruzione della Procura guidata da Marcello Viola. Una botta che Sala incassa così: "Da quel che si capisce, non c'è il minimo riferimento a ipotesi corruttive e ciò è di fondamentale importanza". Poi: "La legge Stadi e le procedure di partenariato pubblico privato richiedono delle interlocuzioni preliminari con i club calcistici; queste interlocuzioni sono, dunque, fisiologiche".

Fin dall'inizio, dal 2017, e per otto lunghi anni, i piani di conquista dei due club sono stati concordati sottobanco con l'amministrazione comunale: questo è il quadro dipinto dai pm nel decreto di perquisizione eseguito ieri che porta la Guardia di finanza in Comune, nelle sedi di Milan e Inter, e persino a San Siro. Nove indagati, e la possibilità concreta che il blitz faccia saltare l'intera operazione: i fondi che controllano i club avevano fatto inserire in extremis nel contratto di vendita del novembre scorso una clausola che garantiva il diritto di recesso in caso di inchieste penali entro i nove mesi successivi. E ne sono passati appena cinque.

A stringere il cerchio i pm sono arrivati unendo gli esposti dei contestatori - guidati dall'ex vicesindaco Luigi Corbani - a quel tesoro di notizie costituito dalle chat sequestrate su una serie di telefoni eccellenti nelle puntate precedenti delle indagini sull'urbanistica. Decisive quelle trovate sul telefono di Lucia De Cesaris, assessore all'Urbanistica e poi vicesindaco della Giunta Pisapia, e divenuta consulente dell'Inter nelle trattative per il futuro del Meazza. Sono le sue conversazioni disinvolte e imprudenti con il successore Giancarlo Tancredi e il direttore generale Christian Malangone a testimoniare una confidenza e una comunanza di piani dentro i quali la sorte di San Siro era segnata dall'inizio. Nei rapporti con i club, si legge, "il Comune ha finito con l'assecondare in modo evidente lo scopo imprenditoriale loro proprio, così da rendere l'intera operazione fortemente connotata da una veste speculativa". Di fatto, ogni passaggio in Giunta e in Consiglio comunale della pratica per la vendita dello stadio viene preceduto da contatti e accordi tra la De Cesaris e i suoi interlocutori a Palazzo Marino. La De Cesaris rappresenta l'Inter, la sua collega di studio (indagata) Marta Spaini il Milan. Ma mentre per l'Inter scendono in campo anche i vertici societari - Alessandro Antonello e Mark van Huukslot, entrambi indagati - i piani alti del Milan restano sullo sfondo: una lacuna che la Procura conta di colmare con le perquisizioni di ieri. Tra le 150 parole chiave che la Finanza attiverà per analizzare computer e telefoni compaiono tra gli altri i nomi di Paolo Scaroni e Gerry Cardinale, massimi dirigenti rossoneri; sul fronte Inter, quelli di Giuseppe Marotta e Steven Zhang.

Le accuse sono rivelazione di segreto d'ufficio e turbativa d'asta, relativa alla procedura di interesse pubblico con cui nel marzo 2025 il Comune aprì ad altri potenziali acquirenti dell'area. Nessuno si fece avanti.

Ma per la Procura era un bando su misura: "Lo stesso è risultato disegnato sulle esigenze delle squadre e sulle caratteristiche del relativo progetto, rimanendo di fatto precluso - anche in considerazione del brevissimo termine concesso - a qualsiasi ulteriore operatore concorrente (che, infatti, non si è in concreto manifestato)".

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