Sanchez ora gioca d'azzardo: "Vogliamo governare da soli"

L'ex alleato Podemos si offre, Ciudadanos si smarca. «Preferiamo far senza di loro». Ma c'è un piano B

Sanchez ora gioca d'azzardo: "Vogliamo governare da soli"

(Madrid) Il lunedì post elezioni, sembra che il candidato più votato Pedro Sánchez, segretario dei Socialisti di Spagna, abbia indugiato qualche minuto in più a letto, dopo una notte di grande fiesta davanti alla sede del quartiere generale madrileno di calle Ferraz. Ha mandato avanti l'ex vice premier Carmen Calvo a lanciare la grande notizia: «Il partito socialista cercherà di governare da solo». Fine dell'alleanza con Pablo Iglesias di Unidos Podemos che domenica è crollato di 29 seggi al 14,3%, quando nel 2016 superava il 21%. E via ogni tentazione di riprovarci con gli inaffidabili secessionisti catalani, rei della sua disfatta nel suo primo esecutivo, da non eletto.

E benché sembri una sorpresa, la dichiarazione della Calvo è in linea con quanto Sánchez ha detto nei comizi delle ultime settimane, quando affermava di preferire andare avanti come capo di un governo «solista», in cui ci sarebbe potuto essere spazio per «politici indipendenti dal prestigio riconosciuto». Nelle stesse ore, però, il candidato scelto da quasi sette milioni e mezzo di spagnoli, sosteneva anche in un'intervista a El País, che «non sarebbe stato un problema» formare una coalizione con Podemos. Una tesi che trova fondamento nelle parole di Cristina Narbona, presidente PSOE che, sempre ieri, dichiarava di «non avere alcuna fretta» per prendere decisioni su possibili opzioni.

Pablo Iglesias, preferito da 3,7 milioni di elettori, col timore di essere scaricato, ha rilanciato l'offerta ai Socialisti, dicendo: «Noi siamo essenziali affinché ci sia un governo di sinistra», ma secondo gli analisti, dal voto degli spagnoli emergerebbe la volontà di non negoziare e procedere all'investitura a premier di Sánchez. «Riteniamo di aver avuto un sostegno più che sufficiente per essere il timone di questa barca», ha dichiarato a Radio Cadena Ser, Carmen Calvo, aggiungendo che «Sappiamo, perfettamente che Podemos ci ha aiutato molto in senso progressista, ma i Socialisti preferiscono proseguire sulla stessa linea», governare da soli, come hanno fatto negli ultimi dieci mesi.

Parole, comunque, che non nascondono il bisogno di prendere tempo, di allungare le trattative fino al tempo massimo delle elezioni europee del 26 maggio. Al momento l'unica alleanza probabile, sembra quella con Podemos. È, quasi impossibile, infatti, un'intesa con Albert Rivera di Ciudadanos, (4,1 milioni di voti) che, dopo essersi congratulato con Sánchez per la vittoria, poche ore più tardi, ha ripreso a punzecchiarlo, suggerendogli di «allearsi con la Sinistra Repubblicana Catalana», secessionista persa e guidata dal carcere dal presidente Oriol Junqueras. Gli stessi che due mesi fa con PDeCat di Puigdemont hanno staccato la spina al suo governo. Ma tra i deputati socialisti, non sono pochi a spingere per l'alleanza con gli arancioni di Ciudadanos, perché è l'unica forza che garantirebbe a Sánchez una comoda maggioranza parlamentare di 180 seggi, se non fosse che Rivera preferisce condurre dall'opposizione il suo assalto alla leadership di tutto il centro-destra. Inoltre, nelle ultime ore, dopo la vittoria, un'altra parte di compañeros ha alzato la voce per chiedere l'esclusione di Rivera da ogni dialogo, tanto che, il leader del PSOE, domenica sera, davanti alla sede di partito ha gridato ancora più forte al suo popolo: «Con Rivera, No!», «Lo avete detto forte e chiaro!». La scommessa, rischiosa, di Sánchez sarà di tentare di governare senza alleati, approfittando dell'opposizione dei Popolari molto indebolita dal crollo elettorale: 71 seggi in meno dal 2016. Se poi il suo esecutivo, rischierà di non carburare bene, allora chiederà aiuto a Podemos o, ancora meglio, come lui sostiene, un appoggio dei cittadini, dicasi anche elettori indecisi, per rieleggerlo, questa volta, con la maggioranza assoluta. Progetto ambizioso, rischioso, folle. Sánchez sa bene che il mondo e la Spagna sono cambiati molto negli ultimi tempi.

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