Sbarchi, l'Ue ci scarica il barile: l'Italia guiderà la missione

Altro che condivisione del problema. Ok alla missione navale contro gli scafisti: il comando all'Italia. Ma Francia e Spagna frenano sulle quote immigrati

Sbarchi, l'Ue ci scarica il barile: l'Italia guiderà la missione

Il Consiglio europeo ha dato il suo via libero politico all’avvio dell'operazione militare che, almeno sulla carta, dovrebbe contrastare l'immigrazione clandestina e gli scafisti che ogni giorno fanno partire le "carrette della speranza" dalle coste libiche. L'obiettivo, anche questo solo sulla carta, è mettere fine all’attività dei trafficanti di uomini nel Mar Mediterraneo. La decisione, uno degli elementi della più generale risposta dell'Ue all’emergenza immigrazione, consente l’avvio formale della pianificazione operativa della missione navale Eunavfor Med. Missione che sarà in capo all'Italia e che dovrà aspettare il placet dell'Onu per gli attacchi ai barconi libici. Il tutto con Paesi, come la Francia e la Spagna, che si oppongono al sistema delle quote per dividersi il carico degli immigrati.

Come ha detto il capo della diplomazia Ue Federica Mogherini nella conferenza stampa al termine del Consiglio, l’obiettivo, nella speranza che nel frattempo anche l’Onu adotti la sua risoluzione, è che le operazioni possano partire in giugno, quando ci sarà la prossima riunione dei ministri degli Esteri a Lussemburgo e pochi giorni dopo, il 25 e 26 del mese, il vertice dei capi di Stato e di governo Ue. "Il punto non è distruggere le barche, ma distruggere le organizzazioni dei trafficanti", spiega la Mogherini ammettendo che "il sistema di business dei trafficanti potrebbe andare a finanziare attività che potrebbero avvicinarsi ad attività terroristiche". La prima fase prevede "solo" il pattugliamento e la raccolta di informazioni di intelligence. E la Nato, con il segretario generale Jens Stoltenberg che ha partecipato al Consiglio, si dice pronta a cooperare se sarà richiesta. Le altre due fasi implicano la "ricerca, il sequestro e la distruzione degli asset dei trafficanti", che sia "basato sulla legge internazionale e in partnership con le autorità libiche".

La missione Eunavfor Med, che avrà quartier generale a Roma e sarà comandata dall’ammiraglio Enrico Credendino, disporrà di fondi Ue per 11,82 milioni per i primi due mesi dall’avvio, con un mandato iniziale fissato a 12 mesi. I costi saranno finanziati da tutti i Paesi membri. Fa eccezione solo la Danimarca che ha un opt-out. Saranno dispiegati mezzi navali e aerei da ricognizione europei al largo della Libia per soccorrere e salvare gli immigrati in difficoltà e, al tempo steso, per catturare e sequestrare i barconi degli scafisti. Quest'ultimo punto, però, è legato al via libera alla risoluzione Onu che dovrà fornire il "quadro legale" dell'operazione. Solo dopo aver ottenuto il mandato delle Nazioni Uniti, il piano della missione navale potrà essere sottoposto all'approvazione dai capi di Stato e di governo al Consiglio europeo del 25 e 26 giugno. La Francia, la Gran Bretagna, la Germania, la Spagna e l'Italia hanno già messo a disposizioni le proprie navi, mentre la Polonia e la Slovenia impiegherebbero aerei da ricognizione ed elicotteri. La Mogherini ha escluso categoricamente operazioni militari in territorio libico.

È invece destinata a diventare "una discussione rilevante", come la definisce diplomaticamente Paolo Gentiloni, quella tra gli Stati membri sulla proposta di quote obbligatorie di redistribuzione dei carichi di profughi già arrivati in Europa. Sul fronte del "no", dove sono già consolidate le posizioni di Gran Bretagna, Irlanda, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Francia, si è schierata anche la Spagna. Il ministro degli Esteri Garcia-Margallo ha messo in discussione i criteri delle chiavi di distribuzione reclamando più peso per la disoccupazione e "gli sforzi già fatti". L'Italia rischia, insomma, di rimanere col cerino in mano.

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