Gli scandali, la caccia ai fasci e le strumentalizzazioni: così la sinistra ha falsato il voto

Inchieste mediatiche sui giornali e in tv, marce antifasciste e accuse infondate a Salvini e Meloni. Ancora una volta la macchina da guerra della sinistra si è mossa per schiacciare l'avversario

Gli scandali, la caccia ai fasci e le strumentalizzazioni: così la sinistra ha falsato il voto

Certo, il centrodestra a questo giro ha sbagliato molto. Visti anche i risultati dei ballottaggi, non sono ammessi sconti. Una volta incassata la sconfitta, arriverà sicuramente il momento in cui fare autocritica e capire cosa è andato storto per non ripetere gli stessi errori nei prossimi appuntamenti elettorali che saranno ben più decisivi di queste amministrative. Ma, al netto dei problemi interni al centrodestra, oggi più di ogni altra volta a influire su un voto che avrebbe dovuto essere un test esclusivamente locale, è intervenuto un attacco mediatico su più fronti che ha contribuito a falsare il risultato finale.

Lo scandalo che ha travolto l'ex guru dei social di Salvini, Luca Morisi; le inchieste-tranello di Fanpage e la conseguente caccia ai "fasci" tra le liste di Fratelli d'Italia e Lega; la strumentalizzazione delle devastazioni dei no pass a Roma e, giusto giusto il giorno prima dei ballottaggi, la manifestazione antifà in piazza San Giovanni. Nulla di tutto questo, è bene ribadirlo per evitare che i nostri detrattori inizino a criticarci, esime il centrodestra da un profondo mea culpa, ma se vogliamo essere onesti fino in fondo non possiamo non rilevare che il voto si è svolto in un clima teso. Basta mettere in fila una decina di date per capire che, negli ultimi venti giorni, è stata montata una campagna tesa ad affondare Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Le danze si aprono il 27 ottobre con la notizia (inaspettata) di Morisi indagato per aver ceduto un flacone di droga liquida a due romeni. Il contesto è opaco sin dall'inizio. I contorni dell'inchiesta puntano, infatti, solo sul voyeurismo: lo sballo, il festino gay, le chat erotiche per cercare i prostituti e il giro di denaro per pagare il sesso. L'obiettivo è fare a pezzi la "Bestia", la macchina social di Salvini. Il 30 settembre, pochi giorni prima del voto, sui giornali escono tutti i particolari della notte brava del guru leghista. Qualche ora dopo Piazzapulita trasmette la prima puntata dell'inchiesta di Fanpage, Lobby nera, un condensato di pochi minuti ricavato (dicono) da oltre cento ore di girato sotto copertura. Fratelli d'Italia viene accusata di coccolare i neofascisti e di intascarsi soldi in nero. Il primo ottobre Carlo Fidanza è costretto a fare un passo indietro e autosospendersi. È solo l'inizio.

È in questo clima di caccia all'uomo che si va al voto il 3 e il 4 ottobre. Il risultato si discosta di gran lunga dai sondaggi che a livello nazionale danno il centrodestra oltre il 50%. C'è una flessione pesante. Nonostante Forza Italia segni l'exploit in Calabria, fanno rumore le sconfitte (subito al primo turno) di Milano e Bologna. Roma, Torino e Trieste, però, finiscono al ballottaggio e i leader di centrodestra sanno di avere due settimane per ribaltare il risultato. I grillini sono infatti completamente spariti dalla competizione politica e lo scontro si è polarizzato ancora di più. Gli attacchi, però, non sono finiti: mentre sui giornali si smonta a poco a poco lo scandalo Morisi, il 7 ottobre Fanpage pubblica la seconda puntata dell'inchiesta. Nel tritacarne, a questo giro, finisce il Carroccio. L'impalcatura dell'attacco, che a conti fatti è solo mediatico e difficilmente avrà risvolti giudiziari, è lo stesso ordito la settimana prima contro Fratelli d'Italia: legami con frange estremiste, nostalgie fasciste e fondi neri.

Lo spauracchio dei ritorno del fascismo trova il culmine il 9 ottobre quando, durante la manifestazione contro il green pass a Roma, viene devastata la sede della Cgil. Agli arresti finiscono due esponenti di spicco di Forza Nuova e un ex Nar. Viene tirata in ballo ancora una volta la Meloni: la accusano di aver mai preso le distanze dai neofascisti. Ma è solo una balla. Fratelli d'Italia non ha mai avuto nulla a che fare con certe formazioni e, in più di un'occasione, la Meloni ha tagliato i ponti col passato in modo netto. Ma questo poco importa: la lettura degli scontri è puramente ideologica. Viene evidenza solo ai violenti neofascisti, mentre passano in secondo piano le infiltrazioni anarchiche e i centri sociali. L'apogeo di questa narrazione falsata è la manifestazione di sabato scorso, in piazza San Giovanni. "Una piazza di tutti", dicono. Ma a sfilare in nome dell'antifascismo ci sono i big del Pd, i sindacati, le sardine, le truppe pentastellate e l'associazionismo rosso. Sembra il nuovo Ulivo, ma è solo la vecchia macchina da guerra comunista.

Lo ripetiamo fino allo sfinimento: il centrodestra ha commesso molti errori (magari anche nella scelta dei candidati). Ma la macchina rossa si è mossa compatta e ha vinto.

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