Si può esultare e insultare per il nulla? Sì, quando si tratta del Movimento 5 Stelle. L'ultima occasione riguarda la decisione della Cassazione che ha ritenuto inammissibile il ricorso della Procura di Caltanissetta che non riguardava però come loro affermano la cosiddetta "pista nera", ma alcune complesse questioni giuridiche, e cioè l'eventuale abnormità di una parte delle nuove indagini disposte dal Gip (Graziella Luparello). C'è, però, un grande equivoco: non conosciamo le motivazioni della Cassazione (un atto anche se non abnorme non è detto che sia corretto) e, secondo, i grillini hanno scambiato una questione tecnica per una questione sostanziale, dimenticando anche che la Cassazione non entra nel merito: hanno scoperto che è aperta una pista che nessuno ha mai escluso in modo aprioristico. Perché, e forse non lo rammentano, era stato lo stesso Procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, audito in Commissione a ribadire che sono in corso anche altri importanti filoni investigativi.
Nella richiesta di archiviazione De Luca (a pagina 4) dice che "le attività svolte nel presente procedimento rispondono alla precisa strategia investigativa dello scrivente Ufficio consistente nell'approfondire, in relazione a ciascuno dei "filoni di indagine" ragionevolmente individuati o individuabili (i più rilevanti possono essere, per comodità di lettura, denominati "agenda rossa", "massoneria segreta" e "pista nera", oltre che ovviamente "mafia e appalti"), ogni aspetto potenzialmente rilevante per un accertamento il più completo possibile della verità sulle stragi del 1992".
Ma i pentastellati della commissione esultano, asserendo che siano loro a chiedere di indagare, da anni, mentre la loro collega Dolores Bevilacqua accusa Cerno, Giletti e Sottile di essersi "sbracati" nel sostenere come unica chiave di lettura la pista "mafia-appalti", accompagnando questa tesi "con attacchi e fango contro Scarpinato". Ma l'unico che invece potrebbe dire qualcosa sulla vicenda è proprio Scarpinato, che dovrebbe quantomeno motivare le 33 telefonate tra lui e l'indagato Gioacchino Natoli prima della sua audizione in antimafia, con tanto di temi e domande concordate. E perché, se Federico Cafiero De Raho, l'11 novembre del 2021 (era Procuratore Nazionale Antimafia) mandò alla Procura di Palermo (dove Scarpinato era Procuratore Generale) un atto di impulso sull'omicidio di Antonio Agostino lui indagò su tutt'altro? Scarpinato, che subito iniziò gli accertamenti, lo fece però in palese violazione dell'articolo 11 del codice penale, che disciplina la competenza di Caltanissetta sulle stragi del 1992. Scarpinato, invece, aveva la competenza per quanto riguardava l'omicidio Agostino, procedimento che il senatore aveva avocato dalla Procura di Palermo, allora retta dal Procuratore Lo Voi. Ma Scarpinato in appena due mesi (a metà gennaio 2022 andò in pensione) concluse le indagini, secondo le quali il noto Stefano Delle Chiaie sarebbe stato coinvolto nella Strage di Capaci (che il Gip di Caltanissetta Santi Bologna ha ritenuto totalmente prive di fondamento), e lo fece senza alcun coordinamento con la Procura di Caltanissetta, allora retta da un Procuratore aggiunto.
Perché si occupò lui di quel filone? E perché proprio a due mesi dalla pensione? Bastava così poco tempo per un'inchiesta così complessa tenendo conto che poi la Procura di Caltanissetta ha indagato per 2 anni? È una situazione paradossale, in cui Scarpinato siede nella commissione in cui si discute di questi argomenti senza poter essere audito, in cui si accusano giornalisti di gettare fango solo per aver fatto notare le anomalie emerse, e in cui De Luca viene bersagliato, nonostante sia l'unico che finora ha seguito una pista, "mafia appalti", che in molti hanno finto di non vedere, mostrando che la regola "cane non morde cane" non è sempre valida. Ma forse per qualcuno è lesa maestà.