Scende in campo il ministro sul boicottaggio di Tel Aviv

Bernini sul no ai bandi con Israele: "Gli atenei non entrano in guerra". E il preside della Normale fa marcia indietro: "Nessuna interruzione"

Scende in campo il ministro sul boicottaggio di Tel Aviv
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Dopo settimane di decisioni da parte delle università pubbliche italiane di stampo anti israeliano con un crescendo di mozioni, comunicati e accordi interrotti, il governo scende in campo (lo aveva già fatto nei giorni scorsi con le parole di Giorgia Meloni nei confronti dell'Università di Torino) con una netta presa di posizione anche da parte del Ministro dell'Università Anna Maria Bernini. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la richiesta di rivedere gli accordi con gli atenei israeliani da parte della Normale di Pisa che ha sollevato un polverone mediatico suscitando numerose polemiche.

«Considero la scelta di alcune università italiane di riconsiderare gli accordi accademici con Israele profondamente sbagliate perché le università non si schierano, con una parte o con l'altra; le università non entrano in guerra», ha dichiarato il Ministro che ha poi aggiunto: «le università hanno un'arma potentissima: la ricerca scientifica, la formazione, un'importante e potente arma di pace, che dobbiamo usare come tale». Pur garantendo il diritto di manifestare e di esprimere le proprie opinioni (con il limite di non sfociare nella violenza) secondo la Bernini: «la situazione è delicata perché una minoranza, molto rumorosa, vuole confondere le critiche, anche legittime alle politiche di Netanyahu, con Israele e il popolo israeliano. Sono due cose diverse e chi le vuole confondere rischia di entrare in una dimensione di antisemitismo o di sentimento anti-occidentale».

Il caso della Normale è solo l'ultimo in ordine di tempo ma vari atenei hanno annunciato di non partecipare o hanno chiesto di rivalutare il bando del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale - MAECI - di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica fra Italia e Israele. Ad aprire la breccia era stata l'Università di Torino con una mozione in cui veniva definito inopportuno partecipare al bando in questione, una decisione giudicata dalla premier «preoccupante».

Nonostante ciò, nei giorni scorsi è avvenuto il voto del Senato accademico della Scuola Normale Superiore di Pisa che ha chiesto: «al Maeci di riconsiderare il Bando Scientifico 2024 emesso il 21 novembre 2023 in attuazione dell'accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele».

Intanto ieri, dopo la presa di posizione del ministro Bernini, è arrivata la retromarcia (di facciata) da parte del direttore della Normale di Pisa Luigi Ambrosio: «non interrompiamo nessuna collaborazione (al momento, peraltro, non ne abbiamo di strutturate: ne avevamo per esempio un anno fa), non boicottiamo, e non chiediamo a nessuno di boicottare».

In realtà Ambrosio si sofferma sul «rischio di cosiddetto dual use - civile ma potenzialmente anche militare - di alcune ricerche scientifiche e tecnologiche» ribadendo la richiesta della Normale «al Ministero degli Esteri di riconsiderare attentamente i bandi di cooperazione con tutti gli stati esteri che coprono non solo l'area strettamente scientifica, ma anche quella industriale e tecnologica, a partire da quello emesso nei mesi scorsi nell'ambito degli accordi Italia-Israele». Cambia la forma ma non la sostanza.

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