Scisma Usa, pure la chiesa si divide

L'ex nunzio Carlo Maria Viganò difende Trump, ma resta isolato

Scisma Usa, pure la chiesa si divide

La chiesa americana si spacca di fronte alle violenze di Capitol Hill, a Washington, dove i sostenitori del presidente uscente Donald Trump hanno preso d'assalto il Congresso, nel giorno in cui i parlamentari si erano riuniti in seduta comune per ratificare l'elezione del nuovo presidente Joe Biden. A scendere in campo a difesa di Trump è l'ex nunzio Carlo Maria Viganò, suo acceso sostenitore, ma soprattutto acceso oppositore di Papa Bergoglio. Forse non troppo rappresentativo in Vaticano e nell'episcopato americano, ma certamente trascinatore per migliaia di fedeli Usa. Tre giorni prima dell'assalto al Congresso, l'ex nunzio aveva incitato «i figli della luce» ad agire subito per bloccare la proclamazione della vittoria di Biden. Viganò, in una intervista a Steve Bannon, ideologo sovranista già consigliere politico di Trump, aveva fomentato i trumpisti. «Se gli Stati Uniti perdono questa occasione adesso, saranno cancellati dalla storia. Se consentiranno che si insinui nelle masse l'idea che il verdetto elettorale dei cittadini, prima espressione della democrazia, possa essere manipolato e vanificato, essi saranno complici della frode e meriteranno l'esecrazione del mondo intero, che all'America guarda come ad una nazione che ha conquistato e difeso la propria libertà».

L'ex Nunzio, che accusa Papa Francesco di aver taciuto sugli abusi sessuali commessi dal cardinale McCarrick, affonda:«Al di là dello schieramento politico, dobbiamo capire che - soprattutto in una situazione complessa come quella attuale - è indispensabile che la vittoria del futuro presidente sia garantita nella sua assoluta regolarità, fugando ogni sospetto di brogli e prendendo atto delle prove schiaccianti, emerse in alcuni stati».

Ben diversa la posizione dei vescovi americani. Il presidente della Conferenza episcopale statunitense, monsignor Josè Horacio Gomez, prende le distanze dai sostenitori trumpiani. «Questo non è ciò che siamo come americani, dove la transizione pacifica del potere è uno dei segni distintivi. In questo momento preoccupante, dobbiamo impegnarci nuovamente nei valori e nei principi della nostra democrazia e unirci come un'unica nazione sotto Dio».

«Dobbiamo fermarci e pregare per la pace in questo momento critico», dice da parte sua il cardinale Wilton Gregory, arcivescovo di Washington. Gli fa eco il cardinale di Chicago, Joseph Cupich, che parla di «vergogna nazionale», commentando così l'accaduto: «Possa l'amore di Dio ricordare a tutti gli americani che la politica è la risoluzione pacifica di punti di vista contrastanti. Questa è la nostra tradizione di nazione democratica, e noi la miniamo a nostro rischio e pericolo. Per molti mesi abbiamo assistito alla deliberata erosione delle norme del nostro sistema di governo».

E anche se dal Vaticano e dal Papa non sono arrivate parole ufficiali, a condannare le violenze di Capitol Hill è stato il giornale della Santa Sede, l'Osservatore Romano che titola «Democrazia ferita».

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