Un nuovo scivolone Rai. Un fuorionda: la voce entra nel collegamento prima ancora dei saluti iniziali e i telespettatori sentono distintamente: "Evitiamo l'equipaggio numero 21, che è quello dell'israeliano". Poi un "no perché...", quindi sfuma e parte la telecronaca sportiva.
La discesa della squadra d'Israele viene trasmessa regolarmente, ma è già in arrivo una valanga di (comprensibili) reazioni, anche perché quella "voce" dice molto sul clima che da mesi vige in Italia. E le reazioni vanno dalla dirigenza Rai - che promette misure disciplinari - al mondo ebraico a quello politico; anzi di una parte della politica (Fdi, Fi, Lega) perché in effetti a sinistra nessuno pare avere niente da dire. E in serata l'ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Peled scrive: "Condanno con fermezza le dichiarazioni rilasciate oggi da un giornalista Rai nei confronti della delegazione israeliana di bob". "La stessa squadra israeliana di bob, composta da atleti di culture e fedi religiose differenti, testimonia del valore dell'inclusività e dell'integrazione - prosegue - Siamo certi che la dirigenza Rai adotterà tutte le misure necessarie per garantire che episodi simili non si ripetano".
Prima ancora della discesa israeliana, il telecronista Rai Dario Di Gennaro, compresa la delicatezza del caso e la gravità di quanto accaduto si è subito scusato: "Desidero personalmente e a nome della direzione di RaiSport rivolgere ai telespettatori e in particolare agli atleti e alla delegazione israeliana - dice - le nostre più sincere scuse per quanto andato in onda poco fa". Ma ormai la frittata è fatta, in diretta. La immaginata "censura" degli israeliani suscita l'intervento il presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, che come noto non ha remore né timori nel denunciare quel clima di ostilità: "È una vergogna che un collaboratore della Rai si permetta di dire questo - dichiara - al di là dei pensieri che bisogna rispettare. Che la Rai prenda provvedimenti e che li prenda soprattutto il Cio. È un esempio assurdo".
E l'azienda, in effetti, interviene. Tocca per primo al responsabile ad interim della testata sportiva, Marco Lollobrigida, condannare quelle parole come "espressione inaccettabile che non rappresenta in alcun modo i valori del servizio pubblico e di Rai Sport", esprimendo sincere scuse agli atleti israeliani, alla delegazione e a tutti i telespettatori".
Poco dopo, tempestivamente interviene anche l'amministratore delegato Giampaolo Rossi, che giudica l'episodio "grave" e "contrario ai principi di imparzialità, rispetto e inclusione che devono caratterizzare il servizio pubblico". "La Rai - fa sapere - ha avviato un'istruttoria interna finalizzata all'apertura di un procedimento disciplinare per accertare con la massima rapidità eventuali responsabilità".
Quindi anche il Cda di Viale Mazzini sente il bisogno di mettere la "firma" su una presa di distanze nettissima: "Si tratta - dice - di parole inaccettabili, che non
rappresentano i valori del servizio pubblico e l'impegno contro ogni forma di antisemitismo e discriminazione". E rivolge le "proprie scuse alla comunità ebraica, agli atleti coinvolti e a tutti coloro che si sono sentiti offesi".