Cronaca nera

"Lo scopo era uccidere. Bonaiuti resti in cella"

Il gip convalida il fermo. Il fratello della Scialdone: "Le ha sparato davanti a me"

"Lo scopo era uccidere. Bonaiuti resti in cella"

«Se l'avessero aiutata si sarebbe salvata. Non voleva ucciderla». Non per il gip Simona Calegari che convalida l'arresto. Costantino Bonaiuti, 61 anni, ingegnere sindacalista Enav, resta in carcere. Nessuna chiamata al 112 se non dopo gli spari secondo la cameriera, mentre il titolare del ristopub Brado giura di aver chiesto aiuto durante la lite in bagno. Muto, Bonaiuti davanti al gip si avvale della facoltà di non rispondere.

L'aveva già fatto quando è stato fermato, venerdì notte, a Colle Salario. Bonaiuti aveva ancora con sé la Glock calibro 45 con cui ha ucciso Martina Scialdone, l'avvocatessa di 34 anni che voleva rompere la relazione con lui. L'uomo è accusato di omicidio volontario aggravato dai motivi futili e abbietti, la gelosia. Aggravato dal rapporto sentimentale che lo legava alla vittima, una stimata penalista che si occupava proprio di diritto di famiglia e reati contro le donne. Nel decreto di convalida il giudice conferma la ricostruzione della prima ora, ovvero che la donna è stata lasciata sola, in balìa del suo carnefice.

Il gestore del ristorante, Mirko Catania, mette a verbale che quando i due continuano la lite in bagno, lui prova a calmarli. «Quello mi dice: Fatti i cazzi tuoi!. Erano le 23, preoccupato ho chiamato il 112». Martina piange, Bonaiuti esce in strada: «Vieni fuori». Passano 10 minuti, nessuno interviene. Martina chiama il fratello: «Mi ha chiesto di andarla a prendere. Era agitata» - dice Lorenzo Scialdone -. Poi mi richiama e mi dice di lasciar perdere. Non mi sono fidato e sono corso lì. La richiamo e nella prima telefonata sento Costantino dire in sottofondo: «Mi sta cornificando». Il fratello arriva e cerca di dividerli. Lei chiama il locale chiedendo se avessero trovato la sigaretta elettronica e le chiavi di casa. I tre vanno a vedere, poi riescono. Il cuoco, Niccolò Parisse, sente il colpo di pistola e subito dopo vede il killer fuggire. Julia Jane Rubei, la cameriera, vede Bonaiuti spingere con forza Martina verso la sua auto, una Mercedes nera. Sono le 23,45. «Quando ho sentito il colpo di pistola ho chiamato il 112» dice. Insomma questa drammatica vicenda ruota anche sulle richieste di aiuto al 112. Alle 23 o alle 23,45? «Se qualcuno avesse allertato le forze dell'ordine, visti i toni sempre più accesi della discussione, se qualcuno l'avesse protetta impedendole di lasciare il locale (e non invitandola ad allontanarsi ndr) forse la Scialdone sarebbe ancora viva. E, probabilmente, il suo assassino si sarebbe tolto la vita» afferma il suo difensore Fabio Taglialatela. «La pistola è stata tirata fuori per fare del male a se stesso: il colpo è partito accidentalmente e collima con le lesioni mortali», dice.

«Dall'esame del medico legale sappiamo che il proiettile - spiega ancora -, esploso da distanza ravvicinata, ha avuto una traiettoria dall'alto verso il basso. Questo significa che non c'era intento di uccidere. È stata colpita vicino la spalla destra e dai primi rilievi sembra che il colpo non sia stato sparato direttamente nei suoi confronti». Di parere opposto il gip: chiaro che «L'unico obiettivo perseguito dal Bonaiuti - si legge sull'ordinanza - fosse esclusivamente quello di uccidere la Scialdone. Non solo per la modalità dei fatti ma dalla circostanza che, successivamente all'evento, pur potendo rivolgere l'arma contro sé stesso ha con estrema lucidità diretto la sua azione esclusivamente alla fuga».

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