Scoppia la bomba Tunisia. In 1.600 a Lampedusa. Altro naufragio: 34 morti

Nelle ultime 48 ore sbarcati 4mila migranti. Col caos a Tunisi sono previsti 900mila arrivi

Scoppia la bomba Tunisia. In 1.600  a Lampedusa. Altro naufragio: 34 morti

Nelle ultime 48 ore sono arrivati via mare 4mila migranti. Circa 1600 dalla rotta tunisina su Lampedusa e 2400 con quattro grossi pescherecci salpati tutti da Tobruk. Solo ieri la Guardia costiera italiana ha impiegato 11 mezzi navali e due velivoli. E pure le Ong sono mobilitate con quattro navi fra la Libia e la Tunisia. «Stiamo operando a ritmo continuo e si rischia di andare avanti così fino a domenica sera quando è previsto un peggioramento del tempo» spiega al Giornale una fonte in prima linea sul mare.

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rimane troppo ottimista sul risultato del Consiglio europeo, chiuso ieri a Bruxelles. L'Italia «registra un cambio di passo» ribadisce Meloni «adesso la migrazione rimane una priorità degli obiettivi dell'Ue».

In realtà delle 11 pagine di conclusioni del Consiglio, l'emergenza migranti è citata alla fine, alla voce «altri punti», in poche righe. «Ricordando che la migrazione è una sfida europea che richiede una risposta europea - si legge - il Consiglio chiede la rapida attuazione di tutti i punti concordati. Riesaminerà tale attuazione nel mese di giugno». La solita Europa che partorisce un topolino e gioca la carta del rinvio.

Sicuramente più produttivo il bilaterale di Meloni con il presidente francese, Emmanuel Macron, dedicato in gran parte alla crisi migratoria. La discussione con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata «molto buona». Il presidente francese ha spiegato che «una delle componenti è il controllo dell'immigrazione dalla Tunisia. Il primo obiettivo è avere stabilità e un percorso di crescita nel fragilissimo contesto in cui si trova. Occorre, nel brevissimo termine, fermare i flussi migratori che aumentano la pressione sull'Italia e sul resto d'Europa».

Meloni, dopo la chiusura del vertice Ue, ha sottolineato che «forse non tutti sono consapevoli dei rischi che si stanno correndo rispetto alla vicenda tunisina e della necessità di sostenere la stabilità in una nazione che ha forti problemi finanziari. Se non dovessimo affrontarli rischiano di scatenare un'ondata migratoria oggettivamente senza precedenti». Nei giorni scorsi era stato evocato il numero record di 900mila persone che partirebbero se scoppiasse la «bomba» tunisina.

Non a caso è prevista una missione italo francese in Tunisia con il commissario europeo Ylva Johansson. E lunedì arriverà a Tunisi, Paolo Gentiloni, commissario per gli Affari economici che «discuterà delle modalità di una potenziale nuova operazione di assistenza macrofinanziaria» con il presidente Kais Saied. Il presidente del Consiglio italiano ha ribadito che «la questione fondamentale è il Fondo Monetario Internazionale. Va fatto un lavoro diplomatico, per convincere entrambe le parti, l'Fmi e il governo tunisino a chiudere l'accordo».

Sul fronte del mare la situazione è tornata drammatica con il naufragio di 34 migranti su un barcone salpato da Sfax. Da giovedì gli arrivi sono continui per un totale di circa 4mila migranti partiti dalla Tunisia e dalla Libia. A Pantelleria sono addirittura sbarcati in due arrivati con un kayak. Gran parte dei migranti sono sub sahariana, pachistani, tunisini o del Bangladesh. Quasi nessuno scappa da zone di guerra e le Ong sono di nuovo in mare. La nave Geo Barents, di Medici senza frontiere, ha recuperato 190 migranti ed è diretta verso il porto assegnato di Bari. Life support di Emergency è schierata davanti alla Tripolitania e Ocean Viking di Sos Méditerranée piantona le coste della Cirenaica. Louis Michel, ha recuperato 70 migranti sulla rotta tunisina.

«I trafficanti libici hanno cominciato a far partire i gommoni, che non tengono a lungo il mare, verso le navi delle Ong - rivela la fonte del Giornale - ma venerdì pomeriggio due sono stati intercettati dalla Guardia costiera libica».

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