addio alla Regina

Arcieri, storia e cannoni: il ritorno dell'impero

La scorta dei Coldstream: fondamentali nelle guerre di ieri e di oggi

Arcieri, storia e cannoni: il ritorno dell'impero

L'impero non c'è più da tempo, ma l'ultimo saluto a Elisabetta II l'ha riportato in vita. O almeno ha dimostrato al mondo intero che il Regno Unito non è solo un'isola riottosa, ma un grande Paese che non dimentica la sua storia, le tradizioni ed è pronto a sfidare chiunque da Napoleone ad Hitler fino alla Russia di oggi per l'invasione dell'Ucraina. I 4mila militari di gloriosi reggimenti, che hanno partecipato in maniera impeccabile alla parata funebre, sono pure un segnale, forse di altri tempi, ma che nel marasma geopolitico del momento servono a far capire che gli inglesi ci saranno sempre, se il gioco si fa duro.

Il ministro degli Esteri di Mosca ha bollato come «immorale» il mancato invito al funerale dove sono arrivati dignitari da tutto il mondo. Il niet di Londra ai russi è un messaggio forte e chiaro, l'ennesimo tassello che trova origine dalla scontro fra i due imperi, britannico e zarista, del Grande Gioco iniziato nell'800. Un duello che si ripropone ora, sotto altre forme, sul campo di battaglia ucraino.

Il feretro della regina, su un affusto di cannone di 126 anni, è stato trainato da 142 marinai della Royal navy perfettamente coordinati. Una scelta non casuale: l'impero britannico si poggiava sulla forza della sua flotta e Margaret Thatcher mandò le navi da guerra dall'altra parte del mondo per riprendersi le Falkland. La nuova premier, Liz Truss, l'ultima a venire ricevuta dalla regina che cominciò con personaggi del calibro di Churchill, vuole emulare la Lady di ferro. Da ministro degli Esteri si è dimostrata il falco del governo al fianco dell'Ucraina. Se Odessa venisse attaccata dagli invasori russi potrebbe mandare la Royal navy a difendere l'unico, vero, sbocco al mare di Kiev. Elisabetta II è stata scortata, passo dopo passo, nel suo ultimo viaggio dai Coldstream della guardia reale e dai granatieri con la giubba rossa e l'alto colbacco nero. Non si tratta solo delle impettite sentinelle di Buckingham palace obiettivo preferito dei selfie dei turisti di mezzo mondo. I granatieri si sono coperti di gloria nelle guerre di ieri e di oggi. Non è un caso che nella lettera aperta ai militari britannici, il capo di stato maggiore nominato a giugno, sir Patrick Sanders, abbia annunciato: «Siamo la generazione che deve preparare l'esercito a combattere ancora una volta in Europa». Al fianco degli alleati per sconfiggere la Russia in battaglia ha aggiunto senza tanti giri di parole.

Per Mosca gli inglesi sono la bestia nera, sul terreno in Ucraina fin dall'inizio. Le dritte fornite dai britannici hanno permesso alle unità di Kiev di far fuori i paracadutisti del 311esimo reggimento, forze di élite, che si erano lanciate sull'aeroporto di Hostomel ad un passo dalla capitale. Le Sas britanniche sono presenti a Kiev da inizio aprile per addestrare gli ucraini ad utilizzare i micidiali anticarro Nlaw. Boris Johnson è andato tre volte in visita dal presidente Zelensky e in quattro caserme britanniche si stanno addestrando i nuovi reparti ucraini per un totale di 10mila uomini entro fine anno. Il nuovo zar, Vladimir Putin, non sarebbe mai andato ad omaggiare la regina nel suo ultimo viaggio, ma tenere fuori la Russia dal funerale del secolo è un cocente smacco. Le cornamuse dei reggimenti scozzesi e irlandesi, gli antichi arcieri reali e gli Yeomen della torre di Londra, che hanno accompagnato Elisabetta II, non sono solo simboli allegorici. La determinazione militare britannica è rappresentata dall'arco di Wellington, in onore del duca di Ferro che sconfisse inaspettatamente Napoleone a Waterloo. È stato scelto come tappa finale del corteo funebre a Londra per il passaggio del feretro regale verso il castello di Windsor, dove la regina riposerà per sempre.

Un altro simbolo, l'ennesimo messaggio al mondo e alle sue minacce a cominciare da quella russa nel cuore dell'Europa. L'ultimo servizio, anche se da un feretro avvolto dallo stendardo monarchico, di Elisabetta II per il Regno Unito, che non ha più l'impero, ma rimane un grande Paese.

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