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"Scritte falsità". Se la Cassazione finisce alla sbarra

Il processo sulla Strage di Erba si arricchisce di un nuovo capitolo, che chiama in causa Cassazione e Corte d'Appello di Brescia, accusate di "falso ideologico per azione e omissione"

"Scritte falsità". Se la Cassazione finisce alla sbarra
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Ci sono storie giudiziarie che non finiscono mai. Il processo sulla Strage di Erba si arricchisce di un nuovo capitolo, che chiama in causa Cassazione e Corte d'Appello di Brescia, accusate di "falso ideologico per azione e omissione" per aver fermato le richieste di revisione della condanna di Olindo Romano e Rosa Bazzi. "Le sentenze che hanno tolto loro ogni speranza sono dei capolavori di ingiustizia", dice al Tg1 l'ex sostituto Pg di Milano ed ex giudice internazionale dell'Aja Cuno Tarfusser, talmente convinto della loro innocenza da aver firmato lui stesso una richiesta di revisione che gli è costata una "censura" dal Csm per aver osato farlo, in sfregio al potere diffuso di ogni toga.

Il magistrato ormai a riposo ce l'ha con i giudici per aver "manipolato la immutatio veri e aver sostenuto il falso pur di motivare l'inammissibilità della revisione, sebbene in presenza di fatti e di elementi di prova nuovi e potenzialmente decisivi", dai buchi nelle indagini scoperti dal Giornale, da Edoardo Montolli e dalla Iena Antonino Monteleone alle perizie di scienziati come l'esperto di Neuropsicologia forense Giuseppe Sartori o il genetista ex Ris Marzio Capra "dichiarate di nessun interesse o semplicemente ignorate", così come sarebbero state tralasciate "quelle opacità e quei buchi neri di cui l'indagine e i processi sono costellati".

Ma Tarfusser ce l'ha anche con Guido Rispoli, Pg di Brescia ed ex suo grande amico (di cui è stato persino testimone di nozze), che ha "personalmente rappresentato il suo ufficio nel giudizio di revisione" senza avvertire "il dovere giuridico o quantomeno il pudore etico di astenersi per gravi ragioni di convenienza in considerazione dei sentimenti di aperta e conclamata inimicizia che da anni inspiegabilmente nutre nei confronti di chi scrive".

E in effetti al

Giornale Rispoli - che si era documentato sulla vicenda guardando le Iene - aveva detto, ben prima del processo, che non sarebbe mai andato in aula per non mettere a disagio il suo ufficio e la Corte. Perché ha cambiato idea?

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