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La scuola dei tutor

Da settembre 52mila prof aiuteranno gli studenti delle superiori a scegliere il percorso di studio. Obiettivo: ridurre gli abbandoni. Valditara: "Sfida vinta"

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Si fermeranno a scuola dopo le ore di lezione e, quando parleranno con i ragazzi, non siederanno dietro a nessuna cattedra. I docenti tutor ascolteranno gli studenti, li aiuteranno a mettere a fuoco i percorsi di studi da seguire e a tratteggiare un loro possibile futuro. Un accompagnamento che andrà oltre i voti, ma che punta a capire predisposizioni e inclinazioni di ogni studente. Obbiettivo: diminuire gli abbandoni scolastici che tra i giovani tra i 18 e i 24 anni sono ancora molti. Tanto che il 12,7% ha lasciato la scuola con al massimo la licenza media e non è coinvolto in nessun percorso di istruzione o formazione. La percentuale è migliorata negli anni (nel 2009 la quota era al 19%) ma va fatto ancora uno sforzo perchè si arrivi a rispettare il limite fissato dall'Europa al 9%, ovunquue, anche nelle regioni (Sicilia, Puglia e Campania) in cui l'abbandono scolastico è ancora al 15%.

Su 2.734 istituzioni scolastiche interessate dalla riforma che istituisce in via sperimentale il docente tutor e il docente orientatore, ben 2.728 (pari al 99,8% del totale) hanno inoltrato la richiesta di partecipazione ai moduli formativi: si tratta di 52.176 tutor e 4.252 docenti orientatori. «Si è quindi ottenuto il pressoché totale coinvolgimento delle scuole relativamente all'ultimo triennio dell'istruzione secondaria superiore, superando abbondantemente l'obiettivo minimo che si era prefissato in 37.708 tutor e 2.753 docenti orientatori da avviare alla formazione. Si è raggiunto infatti ben il 138% di partecipazione di docenti tutor e il 154% di docenti orientatori» spiega il ministero dell'Istruzione e del Merito.

«Questo risultato consentirà di avviare davvero il percorso virtuoso di personalizzazione della didattica e dell'orientamento, attraverso un supporto agli studenti e alle famiglie finalizzato a individuare e valorizzare i talenti di tutti i giovani, a operare scelte consapevoli e ponderate coerenti con le potenzialità degli studenti, mirando a ottenere la riduzione della dispersione scolastica e dell'insuccesso scolastico». Per l'introduzione di queste figure è previsto un finanziamento pari a 150 milioni di euro, destinati a questo scopo dal decreto ministeriale di aprile scorso. Ulteriori risorse sono già state reperite per consentire una didattica disciplinare di supporto in orario extracurriculare, allungando così il tempo scuola. «Sfida vinta. Si tratta di un risultato importante, dovuto alla risposta eccezionale giunta dalla comunità scolastica e dai docenti in particolare, che, nonostante gli impegni già gravosi di chiusura dell'anno scolastico, hanno dimostrato di voler ricoprire un ruolo da protagonisti del cambiamento della scuola», afferma il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Hanno chiesto di partecipare al percorso di formazione dei docenti tutor anche l'Aninsei, l'associazione degli istituti non statali, le Province autonome di Bolzano e Trento nonché la Regione autonoma Valle d'Aosta per i rispettivi docenti.

Critici i sindacati che considerano l'attività di orientamento già una parte integrante del lavoro dei prof. Ma l'iniziativa intende andare oltre le quattro parole scambiate con i genitori durante l'ora di colloqui o le indicazioni sulla «scuola consigliata» dopo la terza media scritte in fondo alla pagella. I tutor dovranno realizzare un Portfolio personale ovvero uno strumento digitale attraverso il quale ciascuno studente potrà documentare il proprio percorso di studi e soprattutto le esperienze formative che gli hanno consentito di sviluppare e mettere a frutto le proprie competenze.

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