La scuola in rivolta: "Quarantena ridotta e rientro in aula col tampone negativo"

Regioni, famiglie, docenti e presidi chiedono di semplificare le norme per gestire i casi positivi. Gli studenti affollano le farmacie per i test

La scuola in rivolta: "Quarantena ridotta e rientro in aula col tampone negativo"

Gli interventi del governo per la scuola sono sempre un passo indietro, anche due. Un esempio? Soltanto venerdì scorso con il decreto sostegni è arrivato un finanziamento di 45 milioni di euro che dovrebbe garantire mascherine gratis ad alunni e personale in regime di autosorveglianza. Il dl varato prima della riapertura delle scuole, il decreto della Befana, prevede la fornitura delle Ffp2 soltanto per il personale delle classi dove ci sono «alunni esonerati dall'obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie». Ma se si introduce l'obbligo allora bisogna garantirle a tutti quelli che le devono indossare. Subito.

Presidi, sindacati, docenti e famiglie denunciano: siamo stati mandati allo sbaraglio. Ancora una volta il rientro in presenza non è stato accompagnato da misure di controllo adeguate ma anzi funestato da quella che viene definita una «pandemia burocratica». Protocolli di gestione dei positivi e quarantene farraginosi e impraticabili che di fatto stanno paralizzando le lezioni e costringendo le famiglie ad una continua rincorsa ai tamponi, affrontando file caotiche nelle farmacie e negli hub che offrono il servizio.

Oggi è previsto un incontro del ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, con i sindacati che sono sul piede di guerra. Domani si dovrebbe tenere la Conferenza delle Regioni che insisteranno ancora sulla necessità di semplificare. Le regole sono diversificate e complesse ed il risultato è che si procede a vista. Alcuni istituti permettono il rientro a scuola con il solo tampone antigenico negativo altri chiedono il certificato di guarigione del pediatra, altri li vogliono entrambi.

Sul tavolo del governo le richieste dei governatori sono già arrivate la settimana scorsa. Prima di tutto quella di eliminare il certificato medico per il rientro a scuola degli studenti che hanno avuto il Covid nelle secondarie, medie e superiori. Deve bastere il tampone antigenico negativo. Per gli studenti vaccinati in autosorveglianza senza sintomi si vorrebbe eliminare anche il tampone. Resterebbe soltanto l'obbligo di indossare la mascherina Ffp2 per almeno 10 giorni. Per i non vaccinati invece con due positivi in classe resterebbe la regola di andare in dad. Per contenere al massimo il ricorso alla didattica a distanza la proposta è quella di ridurre la quarantena da 10 a 7 giorni. Il minisitro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, ribadisce la volontà di ascoltare tutti mentre i tecnici del dicastero lavorano ad un vademecum per aiutare le famiglie ad orientarsi tra le regole e anche ad un'app per gli studenti. Certo pensare ad un vademecum ora con le scuole nel caos non sembra una misura risolutiva soprattutto alla luce del fatto che le regole cambiano in continuazione. Neppure il tempo per capire come muoversi prima che il protocollo cambi di nuovo.

Ieri a ribadire le richieste delle Regioni per una semplificazione è stato il governatore dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. «Per le scuole bisogna fare in modo che per bambini e ragazzi vaccinati ci siano le stesse regole delle quarantene per gli adulti - insiste Bonaccini- La curva si sta stabilizzando: è necessario semplificare e rendere più comprensibili le norme».

Ma nessun protocollo al momento riesce a contenere la preoccupazione e il disagio delle famiglie «Le norme non tengono conto della realtà ed i genitori hanno paura», dice Pinella Crimì, Forum delle famiglie, spiegando che in realtà le classi finiscono in dad a prescindere dai protocolli. «Per quanto riguarda il dato nazionale la nostra percezione dai riscontri sul territorio è che al sud gli studenti che non rientrano in classe dal secondo contagio anche se vaccinati sono un buon 70 per cento, meno al nord dove la percentuale è più bassa», avverte la Crimì.

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