Con le leggi razziali fasciste del 1938 fu proibito ai cittadini italiani ebrei di esercitare alcuni mestieri, di insegnare, di frequentare le scuole pubbliche riservate agli ariani, di assumere incarichi dirigenziali. Gli organizzatori del Gay Pride di Roma del prossimo 20 giugno hanno deciso formalmente di proibire ai cittadini italiani ebrei la partecipazione al Gay Pride. Lo schema è assolutamente lo stesso. Qualunque tentativo di collegare la decisione degli organizzatori del Gay Pride alle politiche e alle scelte militari del governo israeliano è infondato e vigliacco. Il Keshet - l'associazione degli ebrei lgbtq a cui è stato comunicato il divieto - è una associazione che non ha niente a che fare col governo di Israele. Già l'anno scorso al Gay Pride c'erano stati fenomeni gravissimi di intolleranza verso gli ebrei. Quest'anno andiamo oltre. Il Gay Pride di quest'anno avrà tra le sue principali caratteristiche quella di essere una manifestazione razzista. L'antisemitismo è la forma più nota e antica di razzismo ed è l'ideologia che ha portato l'Europa, appena 80 anni fa, a sterminare 6 milioni di ebrei, compresi milioni di bambini.
Quel che ci chiediamo è: i partiti politici di sinistra, sempre attentissimi a dichiararsi antifascisti, avranno il coraggio di ritirare la loro adesione a questa orrenda manifestazione? Diffonderanno dei comunicati di condanna e di sdegno e ricorderanno gli articoli della nostra Costituzione che vietano questi atti inauditi di discriminazione? Il sindaco di Roma assumerà iniziative di condanna netta e pubblica per una organizzazione
che dovrebbe proteggere ed esaltare - giustamente - i diritti della minoranza gay e che lo fa calpestando la dignità della minoranza ebraica? Pride vuol dire orgoglio. Davvero ci sono dei gay orgogliosi di essere razzisti?