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Se tutto il mondo converge sulla necessità di distruggere il regime degli ayatollah

Persino i palestinesi condannano i raid sul Golfo. E adesso si muove anche l'Europa

Se tutto il mondo converge sulla necessità di distruggere il regime degli ayatollah
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Sarebbe da ridere se non fosse pane fresco e molto nutriente per il pensiero: l'Autorità palestinese ha condannato l'Iran "per l'attacco a diversi Paesi arabi" come dice citandoli tutti. "Per stupidità o per malizia hanno attaccato i loro amici arabi che si opponevano alla guerra" ha detto Abu Mazen e ha chiesto un incontro che ricompatti il mondo islamico. Questo, parlando di vecchi amici da cui sono venuti miliardi e il massimo sostegno conto lo Stato d'Israele. Ma non è stupidità iraniana. È illusione, vanità, eccitazione religiosa, è uno sbaglio strategico legato al non capire che il mondo sta cambiando alle fondamenta, quello per cui l'Iran ha attaccato non solo i Paesi arabi che ospitano basi Usa o Cipro, un pezzo dell'Europa ritenuta un attore debole e stanco, dove ha invece ora suscitato l'ira inglese, per cui ha fatto innervosire fino alla promessa di una partecipazione eventuale alla guerra contro gli ayatollah anche la Francia, colpita nelle sue navi che finora, col resto dell'Europa sostanzialmente antiameriacana e antisraeliana, seguitava con Onu e Ue ad allarmarsi per un eventuale allargamento dello scontro; la prepotenza iraniana ha suscitato anche nella cauta Germania uno spirito di difesa.

Intanto i Pasdaran bruciavano strutture energetiche saudite. L'Irgc ha voluto ancora spaventare il mercato mondiale e dimostrare che l'Iran ha ancora armi non solo per combattere Trump e Israele, ma anche per tutti quelli che osano non schierarsi contro di loro. E ha cercato anche un modo per spingere a chiedere a Trump di cessare dalla guerra. Ma sono state mosse sbagliate, come ha dimostrato sia il discorso del capo di stato maggiore americano Caine sia quello del ministro della difesa Hegseth, che hanno annunciato una guerra lunga e impegnativa, quanto se la merita un nemico che dal 1979 ha costruito una forza impostata per la distruzione del mondo libero. È dalla trattativa che l'Iran sbaglia, pensando che le solite promesse di rivedere la politica atomica, senza mai poi arrivare a un dunque potessero frenare la determinazione di Trump e di Netnayahu. Qui certo quello che è successo il 7 ottobre e dopo, con il susseguirsi di guerre contro gli Hezbollah, ha funzionato, come si vede anche dal fatto che per la prima volta Nawf Salam letteralmente proibisce agli uomini di Kassem Naim di creare con la loro guerra un nuovo immenso guaio al Libano.

Non si scherza più: gli accordi di Abramo non sono più una graziosa cornice, ma una struttura che garantisce la sicurezza di chi ne fa parte, chi vuole restare fuori e farsi spaventare dall'Iran le cui caratteristiche ormai sono l'omicidio di massa e le forniture d'armi a Putin? Mentre la minaccia iraniana è cresciuta in tutto il mondo, anche chi stenta a dirlo apertamente sa che un mondo senza il regime iraniano sarà un mondo migliore. Finalmente, ovunque fuorché nella lamentosa schiera di una sinistra (a partire da Elly Schlein e Giuseppe Conte in Italia) che ormai ha proprio perduto la sua capacita cognitiva più elementare e ripete delle sue verità inventate come quella di Israele che bombarda (intenzionalmente!) una scuola di bambine che poi invece era stata bombardata dall'Iran stesso, che siano poi pane per una marcia in qualche strada, in qualche piazza, sotto stendardi di un qualche sindacato.

È un test interessante: chi ha ancora la faccia di marciare, di scrivere, di sedere in tv per il regime degli ayatollah pur di dirne quattro su Trump e Netanyahu, anche quando ormai, uno alla volta, anche la Francia e l'Inghilterra spostano, almeno per mostra, gli aerei ormai arrugginiti?

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