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Un selfie riciclato con l'amico dei boss. "Attacco squallido, questo è solo fango"

"Report" rilancia una foto del 2019 già uscita anni fa. "Estranea ai malavitosi"

Un selfie riciclato con l'amico dei boss. "Attacco squallido, questo è solo fango"
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La macchina del fango ha un buco (più di uno) nella ruota. Il giornale unico (Fatto, Repubblica e Report) delle opposizioni ricicla foto e notizie vecchie per lanciare l'assalto al governo Meloni. La tesi è molto semplice: "Fdi è il partito del clan Senese". Pd e sinistra cascano nella trappola. Report, la trasmissione di Sigfrido Ranucci, ricicla il selfie di Giorgia Meloni con Gioacchino Amico, presunto referente del clan Senese in Lombardia, imputato nel processo Hydra, in occasione di un evento politico di Fdi a Milano nel 2019 al quale parteciparono oltre 500 persone. Piccolo dettaglio: la foto non è un'esclusiva ma è stata pubblicata nel gennaio 2024 in un servizio di Report con il quale si denunciavano presunti legami tra gli esponenti di Fdi (Carlo Fidanza e Paola Frassinetti) e il clan Senese. E per rendere il piatto (avvelenato) più gustoso tirano dentro anche Papà Meloni con cui la premier ha interrotto ogni rapporto dall'età di 11 anni. Un'orchestra di fango che serve a sporcare l'esecutivo. Per la sinistra l'occasione è d'oro per far partire l'offensiva. Nessuno (manco il collega Sandro Ruotolo) si preoccupa di verificare che la foto non aggiunga nulla al servizio di Report di due anni fa. La giornata inizia con la batteria di dichiarazioni delle opposizioni contro il governo. Il più duro è il capo dei Cinque stelle Giuseppe Conte: "Basta, Giorgia Meloni, a rifugiarti nel tuo vittimismo, entra nel merito. Chiarisci i rapporti degli esponenti del clan Senese e dei loro prestanome con il tuo partito Fratelli d'Italia" tuona l'avvocato del popolo. Peccato che i rapporti a cui fa riferimento l'ex premier siano stati chiariti e smentiti due anni fa dai diretti interessati: Paola Frassinetti e Carlo Fidanza. A dimostrazione che lo scatto è impolverato e tirato giù apposta dalle soffitte, la conferma che il selfie non risulta essere nemmeno agli atti dell'inchiesta milanese Hydra che coinvolge Amico. Insomma, tutta roba recuperata ad arte e spiattellata sui giornali solo per mettere melma nel ventilatore.

Però stavolta, il vaso è colmo. Meloni non resta in silenzio e passa al contrattacco: "La redazione unica, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi. Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre. Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all'età di 11 anni", replica la premier in un post sui social. Meloni poi apre il fronte con le opposizioni: "Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Ma a questi professionisti dell'informazione non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica" rincara la leader Fdi.

Meloni incassa la solidarietà del vicepremier Tajani: "Accuse infamanti". Il partito fa quadrato. La storia (vecchia) viene alla luce. Il presunto referente del clan Senese sarà indagato nel 2023 mentre i contatti con Fidanza (un solo incontro in campagna elettorale pubblicato anche sui social dallo stesso Fidanza) risalgono al 2018. Con Frassinetti tutto si è svolto nel 2019 con una visita di Amico alla Camera. Secondo la testimonianza di un ex parlamentare (raccolta da Report) l'imputato sarebbe stato in possesso di un tesserino con cui entrava e usciva dalla Camera.

Gli uffici di Montecitorio smentiscono: "Non è mai stato rilasciato alcun tesserino permanente intestato al soggetto citato dalle fonti di stampa". Report si difende: "Mai parlato di pass permanente a nome di Gioacchino Amico, ma del fatto che avesse accesso libero a piacimento in una sede istituzionale". Iniziano le piccole retromarce.

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