La separazione delle carriere che questa riforma attua ha alla sua base questo semplice principio: lo Stato mi garantisce che il giudice che deve decidere se io sono colpevole di ciò di cui mi si accusa è sempre terzo, senza legami con l'avvocato dell'accusa (il pm) e con quello della difesa. Non c'è vera separazione e terzietà, se il giudice - pensando che potrebbe un giorno ritrovarsi il pm che ha di fronte eletto nel Consiglio superiore della magistratura e chiamato a decidere della sua carriera - non si sente del tutto libero, se così ritiene, di dargli torto. Dicono i sostenitori del no: ciò a cui punta questa riforma è il controllo della politica sulla magistratura. Non c'è una virgola, una parola che vadano nella direzione di subordinare la magistratura alla politica. Troveranno invece due parole chiare e inequivocabili: "autonomia e indipendenza".
I componenti dei nuovi Csm verranno nominati da un sorteggio. Non è un sistema democratico? L'Anm dice che così i magistrati non si sentono rappresentati. Ma il Csm non è un'istituzione rappresentativa come ad esempio il Parlamento, è un organo di garanzia e di autogoverno. Negli ultimi anni i magistrati stessi si erano accorti che il Csm cosiffatto non funzionava e hanno avanzato ben sette proposte di modifica dell'attuale sistema elettorale, senza mai trovare un accordo. Il sorteggio, a questo punto è l'ultima ratio. Un'ultima ragione per il sì anche all'Alta corte disciplinare per i magistrati: dal 2017 al 2024 ci sono state 5.
933 ingiuste detenzioni risarcite dallo Stato e sono state avviate 89 azioni disciplinari, concluse con 44 non luogo a procedere, 28 assoluzioni e 9 condanne, di cui 8 censure e un trasferimento. In sostanza, mandare in galera ingiustamente i cittadini è un danno impunito.