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La sfida di Salvini: il peso decisivo del ministero delle Infrastrutture

Salvini guiderà un ministero in passato sottovalutato, ma oggi strategico, su cui passano investimenti per miliardi di euro e una parte di futuro del Paese

La sfida di Salvini: il peso decisivo del ministero delle Infrastrutture

La sfida di Matteo Salvini al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sarà una delle più importanti per il futuro del governo Meloni. Lontano dalla visibilità del Viminale, il Segretario della Lega e vicepresidente del Consiglio ha però un'opportunità politica di acquistare centralità nell'esecutivo governando un apparato che, ora più che mai, appare decisivo per il futuro del sistema-Paese.

E sarà una sfida miliardaria, grazie in particolar modo alle grandi occasioni offerte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Oltre 40 miliardi di fondi europei e altri 21 del Fondo nazionale complementare saranno nelle mani del ministero di Matteo Salvini, che dopo il giuramento ha avuto un incontro con il ministro uscente, Enrico Giovannini, per iniziare a mettere la testa sull’agenda di Trasporti e Infrastrutture. Sul dicastero del leader della Lega si giocano molte delle sfide più importanti dei prossimi mesi non solo per il Paese ma anche per l'agenda di governo del centrodestra, a partire dal codice degli appalti, appena consegnato in bozza dal Consiglio di Stato a Palazzo Chigi. E su una serie di progetti sistemici a tutto campo.

Le infrastrutture e il piatto ricco delle ferrovie

Nel quadro del Pnrr circa 28 miliardi di euro di quelli destinati alle infrastrutture riguardano le infrastrutture ferroviarie o la mobilità sostenibile (24,77 miliardi del Pnrr e 3,2 miliardi del Fondo complementare); qualora si accelerasse lo sblocco dei cantieri Ferrovie dello Stato, guidata da Luigi Ferraris dal 2021, è pronta ad attuare un piano di potenziamento delle infrastrutture nazionali che porterà ad abilitare la creazione di circa 130 mila posti di lavoro contando l'indotto.

Tra gli obiettivi dei progetti di riferimento i trasporti ad alta velocità al Sud (Napoli-Bari, la Palermo-Catania-Messina e la Salerno-Reggio Calabria) che riceveranno quasi 5 miliardi di euro, quelli di collegamento per l’aggancio dell’Italia del Nord alle reti europee Ten-T (sulle tratte Brescia-Verona-Vicenza, Liguria-Alpi e Verona-Brennero) dal valore 8,5 miliardi oltre all'edificazione dei collegamenti “diagonali” (Roma-Pescara, Orte-Falconara e Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia in testa) e del trasporto intermodale.

Il tema dei collegamenti Ten-T è fondamentale se si pensa ai futuri assetti dell'Europa. Si tratta di una componente fondamentale non solo per i gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione europea, ma anche per la competitività del mercato unico, riguardando politiche di investimento volti a creare investimenti infrastrutturali destinati al potenziamento del mercato interno. Ben quattro delle reti Ten-T passano per l’Italia: ovviamente quello del Mediterraneo (Spagna-Ungheria/Ucraina) è uno di quelli cruciali, ma bisogna anche aggiungere l'asse verticale Scandinavia-Mediterraneo, quello Baltico-Adriatico pensato dai Paesi dell'Est Europa come parte del progetto Trimarium, e l'asse "carolingio" Reno-Alpi avente il suo terminale a Genova. Città che il centrodestra ha elevato a simbolo del suo legame con la realizzazione di grandi opere pensando all'opera del sindaco Marco Bucci come commissario del Ponte San Giorgio.

Giovannini, lasciando il governo, ha sottolineato che sono state programmate o cantierate opere complessive, a prescindere dal Pnrr, per un valore di 104 miliardi di euro: 54,2 alle ferrovie, 15 alle strade, 8,6 al trasporto rapido di massa, tre miliardi e mezzo circa ai porti, cinque miliardi e mezzo alla rigenerazione urbana, due miliardi e mezzo già assegnati all’acqua, finalizzati a potenziare e migliorare l’efficienza del sistema idrico nazionale e fare fronte agli effetti della crisi climatica con bacini e invasi, 15 ad altri settori.

La sfida dei porti e dell'intermodalità

E il meglio in un certo senso deve ancora venire. Lo ricorda Alberto Rizzi, Pan-European Fellow dell'European Council of Foreign Relations, in un intervento pubblicato su Formiche, dove ricorda due partite che saranno di interesse di Salvini: "La prima è quella dei rigassificatori galleggianti, che, pur con la componente energetica dipendente dal ministero della Transizione [ora Sovranità, ndr] energetica, saranno comunque sottoposti alla Capitaneria di Porto e Guardia Costiera per la loro gestione portuale ed il monitoraggio.

La seconda riguarda invece il rinnovamento digitale dei porti italiani e la loro capacità di operare in modo più efficiente". Obiettivi che, sottolinea l'analista, "saranno elementi chiave nella partecipazione del Paese alle nuove catene del valore che si stanno sviluppando nel Mediterraneo per effetto dei processi di near-shoring e accorciamento delle filiere produttive. Solo con terminali portuali davvero smart – e ben collegati con le linee ferroviarie – l’Italia potrà trarre davvero beneficio da queste dinamiche".

Le infrastrutture nella ricostruzione italiana

Nel quadro della ricostruzione nazionale post-Covid e post-crisi energetica le infrastrutture giocheranno un ruolo paragonabile a quello delle grandi opere, come l'Autostrada del Sole, nel connettere il sistema-Paese nell'era della Ricostruzione post-bellica in cui l'Italia divenne una superpotenza delle infrastrutture. L’Italia della Prima Repubblica seppe essere una superpotenza delle infrastrutture, sul piano nazionale e globale, perché gli attori pubblici e privati seppero capire la necessità di un progetto nazionale per la modernizzazione e il rilancio del Paese. Quanto oggi può e deve prendere piede attorno al ministero delle Infrastrutture grazie un coerente piano di politica industriale capace di capire le priorità del sistema-Paese e di generare sviluppo e crescita aggregata.

Salvini prende le redini di un apparato omnipresente. Dalla complessità tecnica notevole. Ma al cui vertice può puntare a rilanciare la Lega partendo dalla soddisfazione dei desideri delle classi produttive, soprattutto del Nord, che anelano a guidare gli investimenti e gli appalti. In sinergia col collega di partito Giancarlo Giorgetti, titolare dell'Economia, può contare su una gestione sistematica delle risorse capace di favorire il dicastero di Porta Pia, di cui Il Sole 24 Ore elenca tutte le altre competenze e strategie: "dalle piste ciclabili alle strategie per la decarbonizzazione dei trasporti urbani ai 3,5 miliardi 2021-2022 per il rinnovo del parco autobus, dall’affidamento dell’appalto della Diga foranea di Genova a quello della ferrovia veloce Palermo-Catania, dai progetti per la disabilità ai passi dolomitici" le Infrastrutture mobiliteranno risorse a pioggia.

Un crocevia politico per Salvini?

"Si apre una nuova stagione, da una guida tecnica a una guida fortemente politica, ed elementi di discontinuità non mancheranno", nota il quotidiano di Viale Sarca. "Nulla è intoccabile, forse in prospettiva neanche il Pnrr, che comunque è stato e resterà il motore della ripresa infrastrutturale italiana", mentre il sogno di Salvini ha in quest'ottica un nome: Ponte sullo Stretto di Messina. Sogno e simbolo di quelle grandi opere tanto elogiate da tempo dal segretario del Carroccio che però, come abbiamo visto, dovrà governare una macchina articolata in cui ogni obiettivo porta con sé un investimento nel futuro dell'Italia e nelle sue prospettive di rilancio.

A Porta Pia, insomma, è vietato sbagliare. Ma nei prossimi anni senza infrastrutture non ci sarà sviluppo. Quella di Salvini è una scommessa da cui dipende il futuro della sua carriera politica e delle fortune della stessa Lega. In cui ogni improvvisazione può produrre esiti problematici, anche in termini di dilapidazione delle risorse del Pnrr. Giorgia Meloni lo sa bene. E in quest'ottica qua ogni avanzamento delle grandi opere sarà adeguatamente scrutinato dalla nuova inquilina di Palazzo Chigi, che sulla crescita del Paese si giocherà un pezzo di futuro della sua valutazione come premier e che dunque dovrà governare con attenzione il Pnrr e le componenti che avranno il loro affidamento garantito al leader del Carroccio.

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