L'Iran mette nel mirino l'Italia. Mojtaba Zarei, parlamentare iraniano, strappa la foto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di altri leader europei. Tajani convoca l'ambasciatore di Teheran per aver chiarimenti. "È un fatto increscioso, un atto ostile contro l'Italia" dice il ministro in audizione al Senato, annunciando per oggi l'incontro con il rappresentante del governo iraniano.
Il gesto del parlamentare iraniano è una risposta all'eurodeputata della Lega Isabella Tovaglieri che aveva strappato la foto di Khamenei. E la insulta: "Prima dimostra se eri o meno una delle prostitute di Epstein per Trump". Maggioranza e opposizione si schierano al fianco del Capo dello Stato. "Atto esecrabile e ignobile", lo bolla Galeazzo Bignami, capogruppo di Fdi alla Camera. Mariolina Castellone del M5s: "Inaccettabile vilipendio al Presidente della Repubblica". Il presidente della Camera Lorenzo Fontana parla di "irricevibile attacco del regime alle democrazie occidentali e ai loro leader ed esponenti". Il presidente del Senato Ignazio La Russa lo definisce "un gesto grave".
Sul fronte internazionale, domai il ministro degli Esteri Antonio Tajani sarà a Washington per partecipare in veste di "osservatore" alla prima riunione del board of Peace, l'organismo voluto da Donald Trump che dovrà gestire il processo di pace a Gaza e nell'intero Medio Oriente. La decisione è presa per due ragioni: l'Italia non può essere marginale nel processo di pace e non c'è alternativa al piano di Trump. Il governo Meloni incassa il via libera dell'Aula di Montecitorio: 183 voti favorevoli e 122 contrari alla risoluzione della maggioranza, dopo le comunicazioni di Antonio Tajani, a sostegno dell'Italia come paese osservatore. Stop al testo unitario presentato dal centrosinistra (i sì sono stati 123, i contrari 176 e tre gli astenuti). La sinistra (per la prima volta unita) prova ad agitare lo spauracchio della Costituzione. Si smarca Luigi Marattin, del partito Liberaldemocratico: "Voto sì, va tenuta accesa fiammella di pace". Il ministro Tajani in Aula è chiaro: "L'Italia, per la sua storia, per la sua collocazione geografica e per il ruolo politico di primo piano che svolge nella regione, non può e non deve restare ai margini di questo processo". E sulle critiche che piovono dal Pd, il titolare della Farnesina chiarisce un punto: "Se qualcuno ritenesse che esistano oggi alternative concrete e praticabili a questo piano, dimostrerebbe di non saper fare i conti con la realtà". La discussione in Aula scivola via. Elly Schlein nel suo intervento prova ad alzare la tensione: "Non c'è alternativa al piano di pace di Trump? L'alternativa era dire di no e mantenere la schiena dritta. Eludere la Costituzione è come violarla, la scelta non è tecnica ma politica. State cercando di aggirare un divieto costituzionale giocando con le parole. Giorgia Meloni non riesce a dire di no a Trump. Voleva essere pontiera e mediatrice, ma e' solo spettatrice. Poi Schlein si rivolge direttamente alla premier: Quando il governo italiano va all'estero rappresenta tutti noi e quindi io chiedo alla presidente Meloni di non andare a Washington, tenga fede alla nostra Costituzione". Nelle repliche Tajani viene ripetutamente interrotto. Il dibattito si accende. E Tajani sfida le opposizioni: "Non capisco il vostro nervosismo". Nel pomeriggio la scena si ripete al Senato ma in commissione Esteri. Tajani parla e illustra la decisione. E respinge le accuse di subalternità: "Non siamo mai stati né a leccare gli stivali, né in ginocchio, né a testa piegata di fronte a chicchessia". La Germania è interessata alle mosse di Meloni.
I due principali quotidiani tedeschi Frankfurter Allgemeine Zeitung e Sueddeutsche Zeitung dedicano spazio alla scelta della presidente del Consiglio di partecipare al vertice in Addis Abeba invece di prendere parte alla di Monaco.