"Mi dicono: Ma questa tua riforma non risolverà il problema fondamentale della giustizia: i tempi del processo. Rispondo: certo, poi ci occuperemo anche di quelli, ma sapendo che un processo veloce non è detto che sia giusto, la prima cosa da conquistare è il processo giusto. Durante il Terrore, in Francia, i processi erano velocissimi. Ti beccavano la mattina, il pomeriggio chiudevano il processo e la sera la testa rotolava giù dalla ghigliottina. Facevano così anche i comunisti ai processi di Vichinsky, e faceva così la Gestapo di Roland Freisler".
Sta parlando il ministro Nordio, presenta il suo ultimo libro (Una Nuova Giustizia, Guerini e associati), scrosciano gli applausi. Siamo nell'aula dei Gruppi di Montecitorio, stracolma. L'evento è preceduto da due interventi brevi e densi del presidente della Camera Lorenzo Fontana e del presidente del Senato Ignazio La Russa. Naturalmente La Russa tiene la scena. Racconta di una scritta che ha visto qualche anno fa nel tribunale di Brescia. Diceva che la giustizia funziona male e che allora è meglio tirare le sentenze ai dadi. La Russa sorride e osserva che comunque almeno il 50 per cento delle sentenze tirate ai dadi è giusto, per ragioni statistiche: meglio del sistema attuale....
Poi inizia lo show di Nordio. Che è in gran forma. E smantella una ad una le obiezioni alla Riforma che vengono dai sostenitori del No. A partire dalla separazione delle carriere. E poi al sorteggio e alla nuova Alta Corte disciplinare. Ci tiene a spiegare che l'idea della separazione delle carriere non è nata col centrodestra. È l'ovvia conclusione della riforma del vecchio codice di procedura scritta alla fine degli anni '80 e firmata da Sebastiano Vassalli. Chiede Nordio: "Vassalli era forse un esponente della destra? No, era socialista, era capo partigiano, fece evadere da Regina Coeli due futuri presidenti della Repubblica come Saragat e Pertini, finì torturato dai nazisti in via Tasso. Vi basta per capire che non è una riforma fascista? E sapete da chi era firmato invece il vecchio codice, quello del processo inquisitorio che ora sembra aver suscitato la simpatia dei promotori del No? Beh era firmato dal cavalier Benito Mussolini e da sua Maestà Vittorio Emanuele III. Amici della sinistra, scegliete: Vassalli o Mussolini?".
Nordio attacca l'Anm, ma seguendo il filo logico, senza mai alzare la voce. Semplicemente spiega che l'Anm è terrorizzata dall'introduzione del sorteggio per scegliere i componenti del Csm. Il sorteggio devasta il sistema delle correnti. "Quello denunciato da Palamara e nascosto dal vecchio Csm che rifiutò di ascoltare i testimoni di Palamara perché sapeva che avrebbero raccontato cose scomode. Sapete quante sono le conversazioni di vari magistrati con Palamara che non sono state rese pubbliche? 60mila. Rendetele pubbliche, amici magistrati e poi ne parliamo". Nordio risponde anche a quelli che si scagliano contro il sistema del sorteggio. Spiega che il sorteggio non è tra i passanti, ma solo tra magistrati esperti. E poi dice: non sono forse sorteggiati i giudici di una giuria popolare? E non è il caso a stabilire chi sarà il pubblico ministero di turno in qualsiasi processo?".
Il dibattito è coordinato dal direttore del Messaggero Roberto Napoletano. Intervengono anche Gaia Tortora che chiede ai protagonisti del referendum di concentrarsi sul merito della riforma e non sulla politica.
E il presidente del consiglio nazionale forense, Francesco Greco, che ricorda che il processo inquisitorio fu inventato nel medioevo e che nella modernità quasi tutti i paesi democratici hanno scelto il processo accusatorio. L'ultima battuta è per la cultura della giurisdizione, sempre invocata dai sostenitori del No. Nordio fa una smorfia. Poi sentenzia sorridendo: "Non ho mai capito cosa vuol dire cultura della giurisdizione...".