Cultura e società

Si fa monaca a 8 anni e rinuncia a tutto l'erede dell'impero dei diamanti indiani

Devanshi è figlia dei più grandi commercianti di pietre preziose. Polemiche per la decisione: "È una violazione dei diritti umani"

Si fa monaca a 8 anni e rinuncia a tutto l'erede dell'impero dei diamanti indiani

Non ha mai guardato la tv, non ha mai visto un film, non è mai stata in un centro commerciale o in un ristorante. E questo nonostante fosse l'ereditiera di un impero miliardario messo in piedi dal padre, commerciante di diamanti. Come se non bastasse, adesso la sua vita è cambiata per sempre. All'età di 8 anni, la piccola Devanshi Sanghvi, indiana, ha deciso di farsi monaca giainista e di rinunciare all'eredità a cui aveva diritto come figlia del commerciante di gemme Dhanesh Sanghvi, proprietario di Sanghvi and Sons, una delle più antiche aziende produttrici di diamanti del Gujarat, con filiali in tutto il mondo. D'ora in poi Devanshi non potrà prendere mezzi pubblici, dormirà sul pavimento e non potrà mangiare dopo il tramonto, mentre continuerà ad aderire a uno stretto regime vegetariano. Sono i precetti del gianismo, la religione della sua famiglia e di quattro milioni e mezzo di fedeli in India, seguaci di una delle più antiche religioni del mondo, fondata 2500 anni fa.

Devanshi è una delle persone più giovani a essere diventata monaca in India. Già da piccolissima - immersa in una famiglia super-religiosa - pregava tre volte al giorno e a due anni cominciava a praticare i primi digiuni. Eppure, come prevedibile, insieme allo stupore e all'ammirazione per una scelta di vita tanto drastica quanto ascetica, inevitabili stanno anche emergendo critiche e dubbi, soprattutto relativi all'età, ma non solo, anche all'interno della comunità giainista. La famiglia Sanghvis appartiene infatti all'unica setta giainista che accetta monaci bambini, mentre le altre tre ammettono solo adulti. E c'è chi, come Kirti Shah, un mercante di diamanti, amico della famiglia e membro locale del Bharatiya Janata Party, uno dei due maggiori partiti politici in India, induista, manifesta il suo scetticismo alla Bbc: «Nessuna religione dovrebbe permettere ai bambini di diventare monaci», dice, mentre chiede al governo di intervenire. Come lui la pensa il professor Nilima Mehta, consulente sul tema della tutela dei bambini a Mumbai (ex Bombay), convinto che «il consenso non possa essere considerato legale se espresso a una così tenera età» e che la scelta rappresenti una violazione dei diritti umani e dell'infanzia, perché «la bimba sarà privata di una vera istruzione e del suo tempo ricreativo». Eppure - conclude il professore - «si tratta di una pratica che avviene anche nel buddhismo e nell'induismo». Chi invece sostiene che «non si possono applicare principi legali al mondo spirituale» è Bipin Doshi, docente di Filosofia giainista all'università di Mumbai, convinto che la piccola sarà privata degli «intrattenimenti tradizionali» ma non di «amore ed educazione». E questo nonostante i timori su alcune pratiche estreme del giainismo, tra cui i digiuni, come quello di due mesi che nel 2016 portò una ragazzina di 13 anni alla morte.

Ma la decisione di Devanshi ormai è presa. Quanto sia frutto di una libera scelta o della suggestione di una bimba da sempre vissuta in un ambiente super-religioso non è dato saperlo. Si sa che le famiglie giainiste sempre più spesso inducono i figli al monachesimo per accrescere il loro status sociale. E si sa che Devanshi è diventata monaca lo scorso mercoledì, dopo una cerimonia a Surat, la città dei diamanti, alla presenza di decine di migliaia di persone che hanno assistito alla «diksha», la consacrazione e la sua promessa di rinuncia ai beni materiali, di fronte ai monaci, ingioiellata, avvolta in abiti da seta e con una corona di diamanti sulla testa.

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