Schiaffi. A tutti. Stile Bud Spencer, col rimbalzo. Nanni Moretti ce lo ricordiamo così (Palombella Rossa, 1989) mentre schiaffeggia una giornalista col suo lessico di frasi fatte, e poi ecco, ci ritorna in mente ancora coi "Girotondi" del 2002 i quali protestavano indovinate un po'? Contro i provvedimenti sulla giustizia. E, allora come oggi, rieccoti in Piazza del Popolo la stessa stratificazione di orecchianti, tutti quegli attori e cantanti e artistume vario con lo stesso conformismo, lo stesso parolame imparaticcio, lo stesso luogocomunismo: però ai tempi, almeno, c'era Moretti, oggi? Da allora è rimasto solo Moni Ovadia, questo soprammobile da piazza in stato di convocazione permanente, oppure l'immancabile terragna Fiorella Mannoia, con la sua fonetica da panni stesi e tammurriata nera. Il resto, oggi, anzi ieri, era la solita Piazza del Popolo senza popolo, soprattutto lo stesso Moretti senza Moretti: "Mi si nota di più se " (1978), "Giro, vedo gente " (1978) e insomma che ci possiamo fare, se ci ritorna prepotente il Moretti-Apicella che prende tutti a schiaffi perché "le parole sono importanti", anche se c'è una piazza che le ha mandate a memoria, le parole, come copioni o canzonette: il Corriere l'ha definita "la società civile" (infinite virgolette) che poi sarebbero, per esempio, l'iperbole ambulante Marisa Laurito e l'irriformista Benedetta Tobagi (Walter, non guardare) o altri notoriamente equilibrati come Tommaso Montanari ed Elio Germano. Poi certo, i politici, tipo Conte e Schlein in gara per aggiudicarsi la sconfitta: "Continuiamo così, facciamoci del male" (1984) e soprattutto "con questi dirigenti non vinceremo mai" (2002).
Sarà per questo che non si fa più vedere, Moretti, anche se, su un social, ha detto solo "al referendum voto no, cari saluti". Poi sparito. E comunque, se vincerà il No, avrà ragione lui: gli italiani se lo saranno meritato, Alberto Sordi.